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M.T.:Cento nomi nascondono i segreti delle stragi
(troppo vecchio per rispondere)
Adriana
2010-07-25 08:52:11 UTC
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Cento nomi nascondono i segreti delle stragi"

Parla Roberto Scarpinato, nuovo procuratore generale a Caltanisetta
intervistato da Marco Travaglio


Dottor Roberto Scarpinato, come nuovo procuratore generale a Caltanissetta
lei dovrà occuparsi dell'iter della revisione del processo per la strage di
via D'Amelio, che a quanto pare ha condannato definitivamente almeno sette
persone innocenti, di cui tre si erano autoaccusate falsamente. Ora, sulle
stragi del 1992-93, i suoi colleghi di Palermo e Caltanissetta dicono che
siamo prossimi a una verità che la classe politica potrebbe non reggere.
Qual è la sua opinione?

Proprio a causa del mio nuovo ruolo non posso entrare nel merito di indagini
e processi in corso. Mi limito a un sommario inventario che induce a
ritenere che i segreti del multiforme sistema criminale che pianificò e
realizzò la strategia terroristico-mafiosa del 1992-93 siano a conoscenza,
in tutto o in parte, di circa un centinaio di persone. E tutte, dalla prima
all'ultima, continuano a custodirli dietro una cortina impenetrabile.

E chi sarebbero tutte queste persone?

Partiamo dai mafiosi doc: Riina, Provenzano, i Graviano, Messina Denaro,
Bagarella, Agate, i Madonia di Palermo, Giuseppe Madonia di Caltanissetta,
Ganci padre e figlio, Santapaola e tutti gli altri boss della "commissione
regionale" di Cosa Nostra che si riunirono a fine 1991 per alcuni giorni in
un casale delle campagne di Enna per progettare la strategia stragista. Una
trentina di boss che poi riferirono le decisioni in tutto o in parte ai loro
uomini di fiducia. Altre decine di persone. Nessuno di loro ha mai detto una
parola sul piano eversivo globale. Le notizie che abbiamo ce le hanno
fornite uomini d'onore che le avevano apprese in via confidenziale da alcuni
partecipanti al vertice, come Leonardo Messina, Maurizio Avola, Filippo
Malvagna. Altri a conoscenza del piano sono stati soppressi poco prima che
iniziassero a collaborare, come Luigi Ilardo, o sono stati trovati morti
nella loro cella, come Antonino Gioè. Agli esecutori materiali delle stragi
o di delitti satellite, i vertici mafiosi in genere non rivelavano i
retroscena politici del piano stragista, si limitavano a fornire spiegazioni
di causali elementari e di copertura. Aggiungiamo i vertici della ndrangheta
che, come hanno rivelato vari collaboratori, tennero nello stesso periodo
una riunione analoga nel santuario di Polsi.

Chi altri sa?

È da supporre una serie di personaggi che anticiparono gli eventi che poi
puntualmente si verificarono. L'agenzia di stampa "Repubblica" vicina a
Vittorio Sbardella, ex leader degli andreottiani romani (nulla a che vedere
col quotidiano omonimo) scrisse 24 ore prima di Capaci che di lì a poco si
sarebbe verificato "un bel botto" nell'ambito di una strategia della
tensione finalizzata a far eleggere un outsider come presidente della
Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti. Il che puntualmente
avvenne, così Andreotti fu costretto a farsi da parte e venne eletto
Scalfaro. Anni dopo Giovanni Brusca ha riferito che la tempistica di Capaci
era stata preordinata per finalità che coincidono esattamente con quelle
annunciate nel profetico articolo. Dunque, o l'autore aveva la sfera di
cristallo, o conosceva alcuni aspetti della strategia stragista e aveva
deciso di intervenire sul corso degli eventi con una comunicazione cifrata,
comprensibile solo da chi era a parte del piano.

L'agenzia Repubblica aveva pure anticipato il progetto globale in cui si
inscriveva il delitto Lima.

Esattamente. Il 19 marzo 1992, pochi giorni dopo l'assassinio di Salvo Lima
(andreottiano come Sbardella, ndr), l'agenzia annunciò che l'omicidio era l'incipit
di una complessa strategia della tensione "all'interno di una logica
separatista e autonomista [.] volta a consegnare il Sud alla mafia siciliana
per divenire essa stessa Stato al fine di costituirsi come nuovo paradiso
del Mediterraneo [.] mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di
mediazione del sistema dei partiti popolari [.]. Paradossalmente il
federalismo del Nord avrebbe tutto l'interesse a lasciare sviluppare un'analoga
forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale
e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle
usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito
derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile".
Anni dopo Leonardo Messina rivelò alla magistratura e all'Antimafia il
progetto politico secessionista di cui si era discusso nel summit di Enna su
input di soggetti esterni che dovevano dare vita a una nuova formazione
politica sostenuta da "vari segmenti dell'imprenditoria, delle istituzioni e
della politica". Come faceva l'autore dell'articolo a sapere ciò che anni
dopo avrebbe svelato Messina? È come se circolassero informazioni in un
circuito separato e parallelo a quello destinato alla massa. Un circuito
soprastante alla base mafiosa, delegata ad eseguire la parte militare del
piano, e interno alla mente politica collettiva che quel piano aveva
concepito, anche se poi quel piano mutò in corso d'opera per una serie di
eventi sopravvenuti, e si puntò così ad una diversa soluzione incruenta. In
questo quadro c'è poi da chiedersi perché, in un'intervista del 1999, il
professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti
dei primi anni '90: "Io sono per il mantenimento anche della mafia e della
'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del
comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io
non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è
anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma,
bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno
bisogno di essere costituzionalizzate".

Andiamo avanti.

L'ex neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di
Bologna, il 4 marzo 1992 scrisse una lettera dal carcere al giudice Leonardo
Grassi per anticipargli che "nel periodo marzo-luglio" si sarebbero
verificati fatti per destabilizzare l'ordine pubblico con esplosioni
dinamitarde e omicidi politici. Puntualmente il 12 marzo fu ucciso Lima e
nel maggio e luglio ci furono le stragi di Capaci e via D'Amelio. Il 18
marzo Ciolini aggiunse che il piano eversivo era di "matrice
masso-politico-mafiosa" , come rivelarono poi alcuni collaboratori di
giustizia, e preannunciò un'operazione terroristica contro un leader del
Psi. Anni dopo accertammo che era stato progettato l'omicidio di Claudio
Martelli, fallito per alcuni imprevisti.

Chi manca, alla "lista della spesa"?

Quanti si celavano dietro la sigla della "Falange armata" i quali, pochi
giorni dopo le dimissioni di Martelli da ministro perché coinvolto nelle
indagini sul conto segreto svizzero "Protezione" a seguito delle
dichiarazioni rese da Silvano Larini (il 9.2.1993) e da Licio Gelli (il
17.2.1993), diffusero il 21 aprile 1993 un comunicato per invitare Martelli
a non fare la vittima e ad essere "grato alla sorte che anche per lui si sia
potuta perseguire la via politica invece che quella militare"; e poi per
lanciare avvertimenti a Spadolini, Mancino e Parisi, annunciando future
azioni. Pochi mesi dopo, la manovra dello scandalo dei fondi neri del Sisde
indusse Parisi a dimettersi, fece vacillare il ministro Mancino e anche il
presidente Scalfaro, il quale denunciò che dietro quella vicenda si
muovevano oscuri progetti di destabilizzazione politica.

E poi?

L'elenco sarebbe molto lungo e coinvolgerebbe tanti soggetti di quali non
posso parlare, visti i limiti che derivano dal mio ruolo. Possiamo forse
aggiungere alcuni di coloro che hanno concepito il depistaggio delle
indagini sulla strage di via D'Amelio: cioè la costruzione a tavolino,
tramite falsi pentiti, di una versione minimalista che ha "tarato" le
indagini verso il basso, circoscrivendola a una banda di piccoli criminali
come Scarantino, e garantendo intorno ad essa un muro impenetrabile di
omertà che ha retto fino a un paio di anni fa, cioè alle dichiarazioni
autoaccusatorie di Spatuzza. Poi, se i riscontri dovessero confermare le
dichiarazioni di Massimo Ciancimino, ci sono i vari "signor Franco" o
"signor Carlo" che affiancarono suo padre Vito facendo da cerniera tra mondo
mafioso e mondi superiori durante le stragi. E inoltre quanti garantirono a
Provenzano, garante della soluzione politica alternativa a quella cruenta di
Riina, di muoversi per anni liberamente per l'Italia e di visitare Vito
Ciancimino gli arresti domiciliari. Poi coloro che fecero sparire l'agenda
rossa di Borsellino. E tanti altri.

Come gli ufficiali del Ros Mori e De Donno, ora imputati per la mancata
cattura di Provenzano dopo la trattativa che portò all'arresto di Riina, con
annessa mancata perquisizione del covo e sparizione delle carte segrete del
boss. E i superiori militari e politici che autorizzarono quella
"trattativa".

Non posso rispondere. Sono fatti ancora oggetto di indagini in corso.

Su questa convergenza di ambienti e interessi lei, a Palermo, aveva avviato
l'indagine "Sistema criminale", poi in parte archiviata. Che cos'è il
sistema criminale?

Quello che abbiamo appena sintetizzato. Un sistema composto da esponenti di
mondi diversi, tutti rimasti orfani dopo la caduta del Muro di Berlino delle
passate protezioni, all'ombra delle quali avevano potuto coltivare i più
svariati interessi economici e criminali, tra questi anche la mafia militare
sino ad allora tollerata come anticorpo contro il pericolo comunista. Questi
mondi intercomunicanti attraverso uomini cerniera erano accomunati da un
interesse convergente: destabilizzare il sistema agonizzante della Prima
Repubblica e impedire un ricambio politico radicale ai vertici del Paese con
l'avvento delle sinistre al potere (la "gioiosa macchina da guerra"). Ciò
doveva avvenire mediante la creazione di un nuovo soggetto politico che
avrebbe dovuto conquistare il potere mediante un'articolata strategia che si
snodava contemporaneamente sul piano militare e politico. La nostra ipotesi,
almeno sul piano storico, esce sempre più confermata dalle recenti scoperte
investigative. Nella stagione delle stragi si muovono molteplici operatori
che poi si dividono i compiti. Chi concepisce il piano, chi lo realizza a
livello militare, chi organizza la disinformazione e chi i depistaggi.
Basterebbe che cominciasse a parlare qualcuno che conosce anche solo la sua
parte, per consentirci enormi passi avanti nella ricerca della verità. Ma,
finora, non parla nessuno.

Be', mafiosi come Spatuzza e figli di mafiosi come Massimo Ciancimino
parlano. E costringono a ricordare qualche esponente delle istituzioni: gli
improvvisi lampi di memoria di alcuni politici, dopo 17-18 anni, sul ruolo
di Mori durante la "trattativa" con Ciancimino fanno pensare che tanti a
Roma sappiano molto, se non tutto.

Anche qui preferisco non addentrarmi in vicende specifiche, tuttora oggetto
di indagini e processi. Prescindendo da casi specifici, vista dall'alto la
tragica sequenza degli avvenimenti di quegli anni fa pensare al "gioco
grande" di cui parlava Falcone: l'ennesimo gigantesco war game giocato all'interno
di alcuni settori della nomenclatura del potere nazionale sulla pelle di
tanti innocenti. Un war game trasversale combattuto anche a colpi di
segnali, messaggi trasversali, avvertimenti in codice, veti incrociati e
ricatti sotterranei: non potendo parlare esplicitamente tutti erano
costretti a comunicare con linguaggi cifrati.

Perché dice "ennesimo war game"?

Tutta la storia repubblicana è segnata dal "gioco grande" celato dietro
progetti di colpi di Stato poi rientrati (dal golpe Borghese al piano Solo)
e stragi caratterizzate da depistaggi provenienti da apparati statali: da
Portella della Ginestra alla strage di Bologna alle stragi del 1992-93.
Perciò la questione criminale in Italia è inestricabilmente intrecciata con
la storia nazionale e con la questione stessa dello Stato e della
democrazia.

Possibile che, in un Paese debole di prostata dove nessuno si tiene niente,
i segreti sulle stragi custoditi da tanta gente tanto eterogenea restino
impenetrabili a quasi vent'anni di distanza?

Molte stragi d'Italia nascondono retroscena che coinvolgono decine, se non
centinaia di persone. Pensi a Portella della Ginestra: la banda Giuliano, i
mafiosi, i servizi segreti, esponenti delle Forze dell'ordine, il ministero
dell'Interno. Pensi alle stragi della destra eversiva. Così quelle
politico-mafiose del 1992-93. La storia insegna che quando un segreto dura
nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su
quel segreto è impresso il sigillo del potere. Un potere che cavalca la
storia riproducendosi nelle sue componenti fondamentali e che eleva intorno
al proprio operato un muro invalicabile di omertà, perché è così forte da
poter depistare le indagini, alimentare la disinformazione, distruggere la
vita delle persone, riuscendo a raggiungerle e a eliminarle anche nel
carcere più protetto. Come Gaspare Pisciotta, testimone scomodo ucciso all'Ucciardone
con un caffè alla stricnina, e a un'altra decina di persone al corrente dei
segreti retrostanti la strage di Portella. E come Ermanno Buzzi, condannato
in primo grado per la strage di Brescia e strangolato in carcere. Resta
inquietante lo strano suicidio in carcere nel 1993 di Nino Gioè, appena
arrestato e sospettato per Capaci, dopo strani incontri con agenti dei
servizi e una strana trattativa avviata con Paolo Bellini, coinvolto in
indagini sull'eversione nera negli anni 70, per aprire un canale con Cosa
Nostra. Ed è inquietante che Nino Giuffrè, braccio destro di Provenzano,
abbia raccontato di essere stato invitato a suicidarsi nel 2005, subito dopo
l'inizio della sua collaborazione, ancora segretissima. Il muro dell'omertà
comincia a fessurarsi solo quando il sistema di potere entra in crisi.

È per questo che oggi si aprono spiragli importanti di verità?

Presto per dirlo, ma ancora una volta la lezione della storia ce lo insegna.
Quando la Prima Repubblica era potente, Buscetta, Marino Mannoia e altri
collaboratori rifiutarono di raccontare a Falcone i rapporti mafia-politica:
iniziarono a svelarli solo nel '92, quando quel sistema crollò, o meglio
sembrò fosse crollato.

Oggi il governo appena qualcuno torna a parlare, vedi Spatuzza, gli nega il
programma di protezione. Che messaggio è?

Quella decisione è stata presa contro il voto di dissenso dei magistrati
della Procura nazionale antimafia che fanno parte della Commissione sui
collaboratori di giustizia e contro il parere concorde dei magistrati di ben
tre Procure della Repubblica antimafia: Caltanissetta, Palermo e Firenze.
Intorno al caso Spatuzza e sul fronte delle indagini sulle stragi si è
verificata una spaccatura assolutamente inedita tra magistrati e gli altri
componenti della Commissione. Proprio perché non si tratta di una scelta di
routine e proprio a causa di questa spaccatura, quella decisione in un mondo
come quello mafioso che vive di segnali può essere equivocata e letta in
modo distorto: nel senso che lo Stato in questo momento non è compatto nel
voler conoscere la verità sulle stragi. Naturalmente non è affatto così, le
motivazioni del dissenso sono di tipo giuridico, ma è innegabile che il
pericolo esista.

Dunque hanno ragione i pm di Caltanissetta quando dicono in Antimafia che la
politica non è pronta a fronteggiare l'onda d'urto delle nuove verità sulle
stragi?

A me risulta che le loro dichiarazioni sono state riportate dalla stampa in
modo inesatto. In ogni caso, sulle stragi e i loro retroscena abbiamo oggi
un'occasione più unica che rara, forse l'ultima, per raccontare una storia
collettiva sepolta da quasi vent'anni di oblio organizzato. Per restituire
al Paese la sua verità e aiutarlo a divenire finalmente adulto. Se non
dovessimo farcela neppure stavolta, non ci resterebbe che fare nostra un'amara
considerazione di Martin Luther King: "Alla fine non ricorderemo le parole
dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici".

Da Il Fatto Quotidiano del 24 luglio 2010


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edevils
2010-07-25 12:26:00 UTC
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Post by Adriana
Cento nomi nascondono i segreti delle stragi"
Parla Roberto Scarpinato, nuovo procuratore generale a Caltanisetta
intervistato da Marco Travaglio
IMHO i magistrati dovrebbero parlare delle indagini in corso... negli
atti giudiziari, non nelle interviste.
Post by Adriana
Dottor Roberto Scarpinato, come nuovo procuratore generale a Caltanissetta
lei dovrà occuparsi dell'iter della revisione del processo per la strage di
via D'Amelio, che a quanto pare ha condannato definitivamente almeno sette
persone innocenti, di cui tre si erano autoaccusate falsamente.
Caspita, Travaglio si accorge che ci sono anche sentenze che
condannano definitivamente persone innocenti, e che tra i mafiosi
"pentiti" c'è chi accusa falsamente e persino si autoaccusa
falsamente.
Post by Adriana
Ora, sulle
stragi del 1992-93, i suoi colleghi di Palermo e Caltanissetta dicono che
siamo prossimi a una verità che la classe politica potrebbe non reggere.
Qual è la sua opinione?
Proprio a causa del mio nuovo ruolo non posso entrare nel merito di indagini
e processi in corso.
Bene, IMHO avrebbe dovuto attenersi a questo saggio incipit. Invece...
Post by Adriana
Mi limito a un sommario inventario che induce a
ritenere che i segreti del multiforme sistema criminale che pianificò e
realizzò la strategia terroristico-mafiosa del 1992-93 siano a conoscenza,
in tutto o in parte, di circa un centinaio di persone. E tutte, dalla prima
all'ultima, continuano a custodirli dietro una cortina impenetrabile.
E chi sarebbero tutte queste persone?
Partiamo dai mafiosi doc: Riina, Provenzano, i Graviano, Messina Denaro,
Bagarella, Agate, i Madonia di Palermo, Giuseppe Madonia di Caltanissetta,
Ganci padre e figlio, Santapaola e tutti gli altri boss della "commissione
regionale" di Cosa Nostra che si riunirono a fine 1991 per alcuni giorni in
un casale delle campagne di Enna per progettare la strategia stragista. Una
trentina di boss che poi riferirono le decisioni in tutto o in parte ai loro
uomini di fiducia. Altre decine di persone.
[...snip...]

Beh, che i capimafia siano a conoscenza delle stragi da loro stessi
ordinate e volute, e che generalmente i capimafia mantengano il
silenzio sui propri misfatti, non mi pare 'sta gran scoperta.
Post by Adriana
Chi altri sa?
È da supporre una serie di personaggi che anticiparono gli eventi che poi
puntualmente si verificarono.
Di supposizioni se ne possono far tante, però non sempre le
coincidenze equivalgono a prove, e comunque andrebbero provate nel
corso dei processi, altrimenti le supposizioni del capo dell'Accusa
valgono quanto quelle di un qualsiasi commentatore.
Post by Adriana
L'agenzia di stampa "Repubblica" vicina a
Vittorio Sbardella, ex leader degli andreottiani romani (nulla a che vedere
col quotidiano omonimo) scrisse 24 ore prima di Capaci che di lì a poco si
sarebbe verificato "un bel botto" nell'ambito di una strategia della
tensione finalizzata a far eleggere un outsider come presidente della
Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti. Il che puntualmente
avvenne, così Andreotti fu costretto a farsi da parte e venne eletto
Scalfaro. Anni dopo Giovanni Brusca ha riferito che la tempistica di Capaci
era stata preordinata per finalità che coincidono esattamente con quelle
annunciate nel profetico articolo. Dunque,
Dunque le stragi Di Capaci e via D'Amelio erano in realtà parte di un
complotto contro Andreotti per far eleggere Scalfaro? Mah! Ipotesi
investigative, nel migliore dei casi, che secondo me un procuratore
dovrebbe astenersi dallo spiattellare con tanta disinvoltura sui
giornali prima di esporle nei processi.
Post by Adriana
o l'autore aveva la sfera di
cristallo, o conosceva alcuni aspetti della strategia stragista e aveva
deciso di intervenire sul corso degli eventi con una comunicazione cifrata,
comprensibile solo da chi era a parte del piano.
La presunta "anticipazione", che avrebbe del miracoloso, si può
leggere anche in altro modo, per esempio come "timore" che qualcosa
accada. All'epoca già c'erano stati attentati, per esempio quello
contro Lima, andreottiano. Forse l'agenzia sbardellian-andreottiana,
tirando acqua al proprio mulino, interpretava preventivamente un
eventuale nuovo "botto" come piano contro Andreotti. Ma il fatto
stesso che già si fosse tentato il "botto" mafioso contro Falcone nel
1989, all'Addaura, suggerisce che il vero obiettivo in quel caso era
proprio Falcone, piuttosto che l'elezione di Andreotti a presidente
della Repubblica nella primavera del 1992.
Post by Adriana
L'agenzia Repubblica aveva pure anticipato il progetto globale in cui si
inscriveva il delitto Lima.
Esattamente. Il 19 marzo 1992, pochi giorni dopo l'assassinio di Salvo Lima
(andreottiano come Sbardella, ndr), l'agenzia annunciò che l'omicidio era l'incipit
di una complessa strategia della tensione "all'interno di una logica
separatista e autonomista [.] volta a consegnare il Sud alla mafia siciliana
per divenire essa stessa Stato al fine di costituirsi come nuovo paradiso
del Mediterraneo [.]
[...]

Beh, basti dire che sono passati 18 anni dai fatti e la presunta
previsione non si è avverata, la Sicila nonostante tutto fa ancora
parte dello Stato italiano.
Anche in questo caso, la "lettura" sbardelliana dei fatti era un po'
di parte, cioè identificava l'attacco ad alcuni uomini politici
andreottiani come attacco all'unità delo Stato italiano, ma questa
"lettura" politica non era necessariamente quella più esatta, e
prenderla di peso e usarla nei processi pare un po' una forzatura.
Post by Adriana
Anni dopo Leonardo Messina rivelò alla magistratura e all'Antimafia il
progetto politico secessionista di cui si era discusso nel summit di Enna su
input di soggetti esterni che dovevano dare vita a una nuova formazione
politica sostenuta da "vari segmenti dell'imprenditoria, delle istituzioni e
della politica". Come faceva l'autore dell'articolo a sapere ciò che anni
dopo avrebbe svelato Messina?
In Sicilia c'è *sempre* stata un'aspirazione secessionista, più o meno
velleitaria, sin dai tempi del Dopoguerra o forse anche da prima, e
non sorprenderebbe che anche la mafia avesse provato a cavalcare
simili progetti, pensando di guadarci potere.
Però l'aspirazione separatista siciliana c'era anche prima della
stagione delle stragi di Capaci, via D'Amelio e successive, per le
quali invece mi paiono più probabili motivazioni specifiche al
contesto di quegli anni. In ogni caso, come dicevo, la Sicilia sta
ancora in Italia, segno che o il "piano separatista" è fallito o
forse non c'è mai stato.
Del resto la Sicilia gode già da molto tempo di uno status di
autonomia molto accentuato, dunque non aveva neanche bisogno del
"federalismo" per questo. Semmai sono le altre regioni che stanno
guadagnando dal federalismo (giusto o sbagliato che sia) un livello
maggiore di autonomia quale già avevano le regioni a statuto speciale.
Post by Adriana
Paradossalmente il
federalismo del Nord avrebbe tutto l'interesse a lasciare sviluppare un'analoga
forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale
e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle
usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito
derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile".
A parte il fatto che simili "paradisi" senza controllo (o peggio
ancora controllati dalla mafia) spesso fanno concorrenza sleale e
danneggiano le aree più produttive, dunque non vedo tutto
quest'interesse per il Nord, in ogni caso non c'era certo bisogno di
tutto quel casino per avere qualche "paradiso": già ne esistono vari
in Europa e nel mondo!
Post by Adriana
È come se circolassero informazioni in un
circuito separato e parallelo a quello destinato alla massa. Un circuito
soprastante alla base mafiosa, delegata ad eseguire la parte militare del
piano, e interno alla mente politica collettiva che quel piano aveva
concepito, anche se poi quel piano mutò in corso d'opera per una serie di
eventi sopravvenuti, e si puntò così ad una diversa soluzione incruenta. In
questo quadro c'è poi da chiedersi perché, in un'intervista del 1999, il
professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti
dei primi anni '90: "Io sono per il mantenimento anche della mafia e della
'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del
comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io
non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è
anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma,
bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno
bisogno di essere costituzionalizzate".
Andando a leggere tutte le interviste di tutti gli uomini politici
della Lega e di tutti i teorici della Lega (e anche di altri partiti)
degli ultimi vent'anni si possono trovare innumerevoli castronerie e
svariate forzature, iperboli e frasi più o meno paradossali.
Interpretarle letteralmente, magari al di fuori del contesto in cui
venivano dette, e prenderle di peso come prove o indizi processuali,
però, è un'operazione ardita. Una volta si diceva "teoremi della
magistratura". Se davvero era quella la "linea" della Lega, non
dovremmo aver bisogno di rivangare una frasetta di Miglio del 1990, ci
dovrebbero essere ben altre evidenze!
Nel merito, non so cosa intendesse di preciso Miglio con quella frase
paradossale, bisognerebbe leggere l'intero brano, ma mi pare in
linea con la solita idea legaiola un po' miope secondo cui quel che
accade al Sud, di bello o di brutto, siano fondamentalmente "fatti
loro", come se non fossimo comunque tutti sulla stessa barca, vedi per
es. le infiltrazioni di mafia e 'ndrangheta anche al Nord.
Post by Adriana
Andiamo avanti.
L'ex neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di
Bologna, il 4 marzo 1992 scrisse una lettera dal carcere al giudice Leonardo
Grassi per anticipargli che "nel periodo marzo-luglio" si sarebbero
verificati fatti per destabilizzare l'ordine pubblico con esplosioni
dinamitarde e omicidi politici.
Attentati contro chi? In che zona d'Italia? Per prevedere che in
Italia si sarebbero verificati degli attentati, in quegli anni, non
serviva Nostradamus.
Post by Adriana
Puntualmente il 12 marzo fu ucciso Lima e
nel maggio e luglio ci furono le stragi di Capaci e via D'Amelio.
"Puntualmente" rispetto a una previsione un po' vaga.
Post by Adriana
marzo Ciolini aggiunse che il piano eversivo era di "matrice
masso-politico-mafiosa"
Parlare di "matrice masso-politico-mafiosa" nonché "terroristica", in
Italia, può voler dire tutto e nulla.
Ad ogni modo, se tali "rivelazioni" erano già state fatte addirittura
prima dei fatti stessi, si è poi indagato? Con quali conclusioni, dopo
tanti anni?
Post by Adriana
come rivelarono poi alcuni collaboratori di
giustizia, e preannunciò un'operazione terroristica contro un leader del
Psi. Anni dopo accertammo che era stato progettato l'omicidio di Claudio
Martelli, fallito per alcuni imprevisti.
Anche Falcone collaborava strettamente con l'allora ministro di Grazia
e giustizia Martelli, tanto da essere attaccato per questo anche "da
sinistra".
Che Falcone e Martelli fossero nel mirino dei mafiosi, comunque, non
sorprende.
Ma come si inquadra questo particolare in tutte le varie supposizioni
del procuratore, o anche di altri, che si sentono in questi giorni?
Come si inquadra, voglio dire, in maniera provata, non con altre
ipotesi e supposizioni che valgono ben poco finché non provate.
Post by Adriana
Chi manca, alla "lista della spesa"?
Quanti si celavano dietro la sigla della "Falange armata" i quali, pochi
giorni dopo le dimissioni di Martelli da ministro perché coinvolto nelle
indagini sul conto segreto svizzero "Protezione" a seguito delle
dichiarazioni rese da Silvano Larini (il 9.2.1993) e da Licio Gelli (il
17.2.1993), diffusero il 21 aprile 1993 un comunicato per invitare Martelli
a non fare la vittima e ad essere "grato alla sorte che anche per lui si sia
potuta perseguire la via politica invece che quella militare"; e poi per
lanciare avvertimenti a Spadolini, Mancino e Parisi, annunciando future
azioni.
E dunque?
Post by Adriana
Pochi mesi dopo, la manovra dello scandalo dei fondi neri del Sisde
indusse Parisi a dimettersi, fece vacillare il ministro Mancino e anche il
presidente Scalfaro, il quale denunciò che dietro quella vicenda si
muovevano oscuri progetti di destabilizzazione politica.
AFAIK Scalfaro fu indagato per quella vicenda.
http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/04/Fondi_neri_Sisde_Scalfaro_indagato_co_0_9906042517.shtml
Post by Adriana
E poi?
L'elenco sarebbe molto lungo e coinvolgerebbe tanti soggetti di quali non
posso parlare, visti i limiti che derivano dal mio ruolo. Possiamo forse
aggiungere alcuni di coloro che hanno concepito il depistaggio delle
indagini sulla strage di via D'Amelio: cioè la costruzione a tavolino,
tramite falsi pentiti, di una versione minimalista che ha "tarato" le
indagini verso il basso, circoscrivendola a una banda di piccoli criminali
come Scarantino, e garantendo intorno ad essa un muro impenetrabile di
omertà che ha retto fino a un paio di anni fa, cioè alle dichiarazioni
autoaccusatorie di Spatuzza.
Falsi pentiti e pentiti che si smentiscono l'un l'altro. Forse queste
vicende dovrebbero insegnare maggiore cautela anche a Travaglio.
Post by Adriana
Poi, se i riscontri dovessero confermare le
dichiarazioni di Massimo Ciancimino,
Se... Vedremo.
Post by Adriana
ci sono i vari "signor Franco" o
"signor Carlo" che affiancarono suo padre Vito facendo da cerniera tra mondo
mafioso e mondi superiori durante le stragi. E inoltre quanti garantirono a
Provenzano, garante della soluzione politica alternativa a quella cruenta di
Riina, di muoversi per anni liberamente per l'Italia e di visitare Vito
Ciancimino gli arresti domiciliari. Poi coloro che fecero sparire l'agenda
rossa di Borsellino. E tanti altri.
Il procuratore di Caltanissetta dovrebbe conoscere le conclusioni del
GUP di Caltanissetta sulla vicenda dell'agenda rossa. A quanto leggo,
il GUP ha respinto le tesi e il ricorso della procura di
Caltanissetta, e le conclusioni del GUP sono state confermate dalla
Cassazione.

http://www.guidasicilia.it/do/news/37600/lagenda-rossa-di-paolo-borsellino

Secondo la Cassazione la tristemente nota agenda rossa del giudice
Borsellino il giorno della strage non era nella borsa

L'agenda rossa di Paolo Borsellino non è stata rubata, anzi, non era
neppure nella borsa del magistrato assassinato in via D'Amelio a
Palermo il 19 luglio del 1992 perché "gli unici accertamenti compiuti
in epoca prossima ai fatti portavano ad escludere addirittura che la
borsa presa in consegna dal capitano Giovanni Arcangioli contenesse
una agenda, come da quest'ultimo sempre sostenuto".
Parola della sesta sezione penale della Corte di Cassazione che con la
sentenza 389 del 2009 ha fatto proprie, integralmente, le conclusioni
del giudice dell'udienza preliminare di Caltanissetta che ha
dichiarato di non doversi procedere, per non aver commesso il fatto,
nei confronti di Giovanni Arcangioli imputato di furto pluriaggravato.
L'agenda rossa, sulla quale si sono scorsi fiumi di inchiostro per la
giustizia italiana non è mai stata rubata. Nessun giallo, complotto o
mistero, dunque. Secondo i giudici della Corte di Cassazione,
presieduta da Giovanni De Roberto, la decisione del Gup di
Caltanissetta, Paolo Scotto di Luzio, "si fonda su una motivazione
analitica ed esauriente, che prende nel debito esame tutti gli
elementi di prova e fornisce giustificazione adeguata della loro
valutazione e dello loro ritenuta inidoneità complessiva a sostenere
la tesi accusatoria e a legittimare il vaglio in sede dibattimentale".
Dopo aver ricordato come Arcangioli, che era assistito dagli avvocati
Diego Perugini, Sonia Battagliese e Adolfo Scalfati, abbia rinunciato
alla prescrizione del reato perché voleva la dichiarazione della sua
piena innocenza, la Cassazione rileva come il Gup abbia messo a
confronto le dichiarazioni rese dall'ufficiale dell'Arma "con le
risultanze obiettive delle indagini e con le informazioni provenienti
da diverse persone informate sui fatti (ispettore Maggi, appuntato
Farinella, dott. Teresi, on. Ayala); e osserva che da nessuna di
queste fonti, i cui contributi vengono puntualmente riportati e
criticamente analizzati, è desumibile l'esistenza dell'agenda nella
borsa maneggiata da Arcangioli e meno che mai si può ritenere la
sottrazione ad opera di quest'ultimo dall'interno della borsa,
d'altronde del tutto inverosimile se si considera lo spazio di tempo
ristrettissimo a sua disposizione e il teatro del fatto in cui era
convenuta dopo l'attentato tutta una folla di operatori di polizia".
Per questo e altri motivi di legittimità, anche su richiesta del
procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Carlo Di Casola,
la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura
di Caltanissetta contro il proscioglimento di Arcangioli.
[...]



[...]
Post by Adriana
Su questa convergenza di ambienti e interessi lei, a Palermo, aveva avviato
l'indagine "Sistema criminale", poi in parte archiviata. Che cos'è il
sistema criminale?
Quello che abbiamo appena sintetizzato. Un sistema composto da esponenti di
mondi diversi,
[...]
Post by Adriana
doveva avvenire mediante la creazione di un nuovo soggetto politico che
avrebbe dovuto conquistare il potere mediante un'articolata strategia che si
snodava contemporaneamente sul piano militare e politico. La nostra ipotesi,
almeno sul piano storico, esce sempre più confermata dalle recenti scoperte
investigative.
Boh, in quel che ho letto nell'intervista non ho visto tutte 'ste
conferme di tale tesi. Far eleggere Scalfaro e non Andreotti serviva a
creare un nuovo soggetto politico? E far fuori il socialista Martelli?
Mah.
Ad ogni modo, se hanno le prove, le portino in udienza e facciano
condannare i colpevoli, ne saremo tutti contenti. Vedremo se oltre al
fumo c'è anche l'arrosto.



[...]
Post by Adriana
politico-mafiose del 1992-93. La storia insegna che quando un segreto dura
nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su
quel segreto è impresso il sigillo del potere.
Forse sì. O forse no. Chissà. Ma con le supposizioni si scrivono gli
articoli, al massimo, non le sentenze.





[...]
Post by Adriana
Dunque hanno ragione i pm di Caltanissetta quando dicono in Antimafia che la
politica non è pronta a fronteggiare l'onda d'urto delle nuove verità sulle
stragi?
A me risulta che le loro dichiarazioni sono state riportate dalla stampa in
modo inesatto.
O forse i pm dovrebbero essere più attenti e prudenti quando parlano
ai giornalisti?
Post by Adriana
In ogni caso, sulle stragi e i loro retroscena abbiamo oggi
un'occasione più unica che rara, forse l'ultima, per raccontare una storia
collettiva sepolta da quasi vent'anni di oblio organizzato. Per restituire
al Paese la sua verità e aiutarlo a divenire finalmente adulto.
[...]

Mi accontenterei che i giudici, dopo tanti anni, riuscissero a far
condannare i veri colpevoli delle stragi, prima di lanciarsi in
analisi politico-storiche tutte da verificare e che cmq, giuste o
sbagliate che siano, non costituiscono prove, e rischiano di
concludersi con buchi nell'acqua senza risultati pratici.
Post by Adriana
Da Il Fatto Quotidiano del 24 luglio 2010
Dovrebbero cambiare il titolo della testata. Da "Il Fatto" a "La
Supposizione" ;-)
edevils
2010-07-25 13:17:37 UTC
Permalink
[...]
Post by Adriana
Poi coloro che fecero sparire l'agenda
rossa di Borsellino. E tanti altri.
Il procuratore di Caltanissetta dovrebbe  conoscere le conclusioni del
GUP di Caltanissetta sulla vicenda dell'agenda rossa. A quanto leggo,
il GUP ha respinto le tesi e il ricorso della procura di
Caltanissetta, e le conclusioni del GUP sono state confermate dalla
Cassazione.
http://www.guidasicilia.it/do/news/37600/lagenda-rossa-di-paolo-borse...
Secondo la Cassazione la tristemente nota agenda rossa del giudice
Borsellino il giorno della strage non era nella borsa
L'agenda rossa di Paolo Borsellino non è stata rubata, anzi, non era
neppure nella borsa del magistrato assassinato in via D'Amelio a
Palermo il 19 luglio del 1992 perché "gli unici accertamenti compiuti
in epoca prossima ai fatti portavano ad escludere addirittura che la
borsa presa in consegna dal capitano Giovanni Arcangioli contenesse
una agenda, come da quest'ultimo sempre sostenuto".
Parola della sesta sezione penale della Corte di Cassazione che con la
sentenza 389 del 2009 ha fatto proprie, integralmente, le conclusioni
del giudice dell'udienza preliminare di Caltanissetta che ha
dichiarato di non doversi procedere, per non aver commesso il fatto,
nei confronti di Giovanni Arcangioli imputato di furto pluriaggravato.
L'agenda rossa, sulla quale si sono scorsi fiumi di inchiostro per la
giustizia italiana non è mai stata rubata. Nessun giallo, complotto o
mistero, dunque. Secondo i giudici della Corte di Cassazione,
[...snip...]


A proposito: strano che Travaglio, così attento lettore degli atti
della magistratura, non l'abbia fatto notare nel corso
dell'intervista. O forse Travaglio legge solo le sentenze che si
adattano ai suoi teoremi?
Adriana
2010-07-25 19:19:46 UTC
Permalink
Post by edevils
A proposito: strano che Travaglio, così attento lettore degli atti
della magistratura, non l'abbia fatto notare nel corso
dell'intervista. O forse Travaglio legge solo le sentenze che si
adattano ai suoi teoremi?
Ed io trovo strano che il fratello di Paolo Borsellino che ho personalmente
incontrato alla presentazione del libro di Genchi alla mia precisa,
personale, domanda rivoltagli e cioè:
"
.....ma allora, l'agenda di suo fratello Paolo dov'è finita? E' stata
distrutta, ce l'ha qualcuno....o cosa? "

Mi abbia risposto:

" L'agenda ce l'ha chi sa che finchè la custodisce può sentirsi al sicuro,
non è stata distrutta.... "

E a parlare era suo fratello. Ma ora mi dirai che ognuno abbia i suoi punti
di vista come Scarpinato......
Non è difficilissimo capire che in un intervista un p.m. possa parlare
liberamente ( in un paese libero ) di cose che siano risapute e negli atti
pubblici; e la cosa sia talmente complessa che le risposte che tu vuoi
pronto cassa per ora non si possano avere.
Resta ineludibile la sensazione che tutte le persone che vogliano vivere
nella legalità di UN PAESE NORMALE condividano, poichè ci convivono, questa
frase:

Tutta la storia repubblicana è segnata dal "gioco grande" celato dietro
progetti di colpi di Stato poi rientrati (dal golpe Borghese al piano Solo)
e stragi caratterizzate da depistaggi provenienti da apparati statali: da
Portella della Ginestra alla strage di Bologna alle stragi del 1992-93.
Perciò la questione criminale in Italia è inestricabilmente intrecciata con
la storia nazionale e con la questione stessa dello Stato e della
democrazia.

Anche tu, come me, stai convivendo con questa realtà, e se non l'accetti,
non te ne rendi conto e sollevi delle eccezioni puerili vuol dire che vivi
bene in questo clima e non ti tocca esserne in realtà anche complice.......I
negazionisti come te portarono ai disastri del nazismo ed altre stragi
similari.....
edevils
2010-07-25 21:27:04 UTC
Permalink
Post by Adriana
Ed io trovo strano che il fratello di Paolo Borsellino
Strano Paese, il nostro, dove essere fratelli, figli, vedovi di
qualcuno, permette di acquisirne le qualità e verità, quasi per virtù
transitiva!
Post by Adriana
che ho personalmente
incontrato alla presentazione del libro di Genchi
Genchi, quello che sostenne la tesi secondo cui Berlusconi si sarebbe
tirato il duomo sui denti da solo, o giù di lì? ;-D

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/2/6/VIDEO-Gioacchino-Genchi-pantomima-l-aggressione-a-Berlusconi-in-piazza-Duomo-Attacchi-al-congresso-Idv-berlusconi-italia-dei-valori/65623/
Post by Adriana
alla mia precisa,
"
.....ma allora, l'agenda di suo fratello Paolo dov'è finita? E' stata
distrutta, ce l'ha qualcuno....o cosa?  "
" L'agenda ce l'ha chi sa che finchè la custodisce può sentirsi al sicuro,
non è stata distrutta.... "
Come fa a sapere chi ce l'ha? Te l'ha spiegato?
Io invece so quello che ha scritto la Cassazione nella sua sentenza,
fino a prova contraria, .
Post by Adriana
E a parlare era suo fratello.
Cioè tu credi più alla tesi di un familiare, coinvolto emotivamente,
che alla Cassazione?
Post by Adriana
Ma ora mi dirai che ognuno abbia i suoi punti
di vista come Scarpinato......
Posso capire un fratello, ma da un magistrato mi aspetterei che
tenesse maggior conto delle sentenze della Corte suprema.
Post by Adriana
Non è difficilissimo capire che in un intervista un p.m. possa parlare
liberamente ( in un paese libero )
Non confondiamo legittimità e opportunità.
Un PM ha il diritto di dire tutto quello che gli pare, ma secondo me
sarebbe opportuna una maggiore continenza nelle dichiarazioni, a
vantagglio della credibilità dello stesso ufficio che ricopre.
Post by Adriana
di cose che siano risapute e negli atti
pubblici; e la cosa sia talmente complessa che le risposte che tu vuoi
pronto cassa per ora non si possano avere.
Appunto, sono cose complesse e ancora da chiarire, ma proprio per
questo mi lascia sgomento chi pare avere tante certezze a partire da
mere supposizioni, ricostruzioni "politico-storiche" più o meno
opinabili, e comunque da verificare.
Post by Adriana
Resta ineludibile la sensazione che tutte le persone che vogliano vivere
nella legalità di UN PAESE NORMALE condividano, poichè ci convivono, questa
Tutta la storia repubblicana è segnata dal "gioco grande" celato dietro
progetti di colpi di Stato poi rientrati (dal golpe Borghese al piano Solo)
e stragi caratterizzate da depistaggi provenienti da apparati statali: da
Portella della Ginestra alla strage di Bologna alle stragi del 1992-93.
Perciò la questione criminale in Italia è inestricabilmente intrecciata con
la storia nazionale e con la questione stessa dello Stato e della
democrazia.
Le questioni segnalate sono serie, ma alcune restano enigmatiche. Non
so se ci sia un "gioco grande", un grande piano che lega tutti gli
episodi, come pare ipotizzare il Nostro. E comunque tutto questo
discorso è molto generale, ma il ruolo della magistratura non è quello
della ricostruzione storico-politica di fondo (per quello ci sono gli
storici, le commissioni di inchiesta parlamentari, ecc.), ma è quello
di ricercare e far punire le responsabilità individuali, i reati,
puntualmente e provatamente.
Post by Adriana
Anche tu, come me, stai convivendo con questa realtà, e se non l'accetti,
non te ne rendi conto e sollevi delle eccezioni puerili
Sarebbe bello dare delle risposte alle obiezioni, però, piuttosto che
rifugiarsi in un aggettivo.
Post by Adriana
vuol dire che vivi
bene in questo clima e non ti tocca esserne in realtà anche complice.......I
negazionisti come te portarono ai disastri del nazismo ed altre stragi
similari.....
Già siamo al paragone col nazismo? Dopo neanche un post o due? E solo
perché non concordo con qualche tesi travaglina? Complimenti, mostri
perfettamente la forma mentis da Comitato di salute pubblica: nel
dubbio, ghigliottinare.
Luciano
2010-07-25 19:50:22 UTC
Permalink
Post by edevils
O forse Travaglio legge solo le sentenze che si
adattano ai suoi teoremi?
Ohibò, come sei distratto. Te ne accorgi solo adesso?
Adriana
2010-07-25 20:06:50 UTC
Permalink
Post by Luciano
Post by edevils
O forse Travaglio legge solo le sentenze che si
adattano ai suoi teoremi?
Ohibò, come sei distratto. Te ne accorgi solo adesso?
Peccato solo che i suoi teoremi siano tutti dimostrati e dimostrabili,
mentre gli altri li costruiscano sui loro stessi compari per farli fuori e
vengano beccati col sorcio in bocca......dagli inquirenti, naturalmente.
Forse Travaglio è uno dei pochi che se lo intercettassero si farebbero solo
una risata sopra ( insieme a lui )....
edevils
2010-07-25 21:02:19 UTC
Permalink
Post by Adriana
Post by Luciano
Post by edevils
O forse Travaglio legge solo le sentenze che si
adattano ai suoi teoremi?
Ohibò, come sei distratto. Te ne accorgi solo adesso?
No, perché solo adesso? Fidati, ho criticato il giustizialismo de Il
Fatto sin dall'Antefatto.
Post by Adriana
Peccato solo che i suoi teoremi siano tutti dimostrati e dimostrabili,
Peccato che la Cassazione abbia smentito le tesi sul giallo
dell'agenda rossa, scusa il gioco di parole!
Post by Adriana
mentre gli altri li costruiscano sui loro stessi compari per farli fuori e
vengano beccati col sorcio in bocca......dagli inquirenti, naturalmente.
Forse Travaglio è uno dei pochi che se lo intercettassero si farebbero solo
una risata sopra ( insieme a lui )....
Ma sì, lui è pio e onesto, tutti gli altri sono mascalzoni o
cerchiobottisti, per definizione. Che bello il mondo così
semplificato! :-P
Però anche Travaglio si incavola, giustamente, quando cercano di
usare notizie sulla sua vita privata per screditarlo. Come il famoso
episodio delle vacanze, ecc. ecc.
Salvo che dovrebbe tener presente il precetto: non fare agli altri ciò
che non vorresti fosse fatto a te.
Adriana
2010-07-26 17:20:51 UTC
Permalink
"edevils" <***@devils.com> ha scritto nel messaggio
news:c3f7e614-6626-486f-89dc-
Post by edevils
Peccato che la Cassazione abbia smentito le tesi sul giallo
dell'agenda rossa, scusa il gioco di parole!
Per Cassazione intendi quei gentili signori che hanno anche sentenziato che
picchiare un pò una moglie caratteriale non è poi così grave e che se hai i
jeans stretti non è vero che sei stata stuprata ma te li sei sfilati tu?
Allora ho capito.
Anche il fratello di Borsellino avrà capito.
Luciano
2010-07-26 20:06:01 UTC
Permalink
Post by Adriana
news:c3f7e614-6626-486f-89dc-
Per Cassazione intendi quei gentili signori che hanno anche sentenziato
che picchiare un pò una moglie caratteriale non è poi così grave e che se
hai i jeans stretti non è vero che sei stata stuprata ma te li sei sfilati
tu?
Allora ho capito.
Anche il fratello di Borsellino avrà capito.
E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici!
Adriana
2010-07-27 08:29:49 UTC
Permalink
Post by Luciano
E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici!
B.B. parla male di quelli che lo vogliono GIUSTAMENTE giudicare e compra
quelli compiacenti, non farmi citare la retorica Luciano, tu sei troppo
intelligente per far finta di nulla.....
Come non puoi fingere di non vedere il parapiglia che si è creato nel Pdl
per la questione legale-morale.....la saturazione è stata tale che persino
fra di loro han capito che così non si poteva andare avanti.....dopo, però,
aver appoggiato ed assecondato tutte le oscene leggi che han salvato le
chiappe al padrone....
La verità è che si sono accorti con le ultime elezioni che non è più aria
nel paese per continuare il carnevale; la gente finalmente si sta svegliando
e non bastano più i tg monocorde con le notizie farlocche; c'è altro ora,
c'è la Rete, c'è Murdoch che si affaccia come pericoloso concorrente che con
Sky gli dà già molto fastidio, c'è un'Italia che protesta sempre più (
persino i diplomatici ) e che tutto ciò è il principio della fine....
Ci auguriamo tutti soltanto che l'agonìa sia breve, perchè insieme al regime
agonizziamo pure noi....
Mi spiace che solo tu fingi di non vedere tutto ciò....
Vabbè che sei in buona compagnia.....ed alludo, per non far nomi, al Pd,
naturalmente....
Barone Barolo
2010-07-27 19:33:37 UTC
Permalink
Post by Adriana
B.B. parla male di quelli che lo vogliono GIUSTAMENTE giudicare
Giuro che non c'entro niente!

-- bb
edevils
2010-07-27 09:35:59 UTC
Permalink
Post by Luciano
Post by Adriana
Per Cassazione intendi quei gentili signori che hanno anche
[...]
Post by Luciano
E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici!
Una volta si diceva: le leggi si applicano per i nemici ma si
interpretano per gli amici. Oggi si dovrebbe dire: gli atti della
magistratura si prendono per vangelo se graditi ma si considerano
carta straccia se sgraditi...
edevils
2010-07-27 12:21:28 UTC
Permalink
Post by Luciano
E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici!
A proposito: B. è un ingrato! Se non fosse stato per le inchieste dei
magistrati di Mani Pulite e company, quando mai un mancato showman
televisionaro palazzinaro avrebbe preso il posto dei politici della
"prima repubbblica"? ;-)
edevils
2010-07-27 09:30:02 UTC
Permalink
Post by Adriana
Post by edevils
Peccato che la Cassazione abbia smentito le tesi sul giallo
dell'agenda rossa, scusa il gioco di parole!
Per Cassazione intendi quei gentili signori che hanno anche
sentenziato che picchiare un pò una moglie caratteriale non è poi così > grave e che se hai i jeans stretti non è vero che sei stata stuprata ma
te li sei sfilati tu?
Allora ho capito.
Anche il fratello di Borsellino avrà capito.
Io invece ho capito che i travaglini prendono per oro colato le
supposizioni ad uso giornalistico di un pubblico ministero, che tra
l'altro rappresenta solo l'Accusa, dunque una parte in causa, oppure
tuonano brandendo un qualsiasi avviso di garanzia contro tizio o caio
come se si trattasse di una pronuncia di colpevolezza e non di una
comunicazione a garanzia dell'indagato..., ma poi poi di fronte a
sentenze definitive poco gradite si ricordano all'improvviso che anche
i giudici possono sbagliare, che anche i pentiti possono raccontare
balle, che anche la Cassazione può scrivere "cassate"... eccetera
eccetera.
Allora mettiamoci d'accordo: le sentenze definitive non sono il
vangelo, d'accordissimo, ma tanto meno lo sono le sentenze non
definitive, tanto meno lo sono i rinvii a giudizio, ancor meno lo sono
gli avvisi di garanzia, ancor "menissimo" (all'ultimo posto, direi) lo
sono le esternazioni di un pm in un'intervista giornalistica.
Dopodiché, siamo in Paese libero e ognuno può pensare e dire quel che
gli pare, per carità.
Però c'è anche la valutazione di opportunità. Spesso si sente dire:
quel tal politico dovrebbe dimettersi "per opportunità", anche se
magari ha ricevuto solo una comunicazione di garanzia e tra quindici
anni uscirà completamente scagionato (tra quindici anni, però, "a
babbo morto").
Bene, ma se parliamo di "opportunità", io sostengo che sarebbe
altrettanto opportuno che i magistrati "parlassero" delle inchieste e
dei processi ancora in corso solo tramite atti formali, non per
interviste giornalistiche prestandosi peraltro alle cattive
interpretazioni lamentate dallo stesso pm!
Adriana
2010-07-27 10:13:45 UTC
Permalink
Post by edevils
Bene, ma se parliamo di "opportunità", io sostengo che sarebbe
altrettanto opportuno che i magistrati "parlassero" delle inchieste e
dei processi ancora in corso solo tramite atti formali, non per
interviste giornalistiche prestandosi peraltro alle cattive
interpretazioni lamentate dallo stesso pm!
Ed io ritengo invece che anche un p.m. possa esprimere liberamente come un
comune cittadino opinioni su fatti ed indagini a conoscenza di tutti, atti
pubblici e quant'altro. Perchè deve parlare solo tramite gli atti? Gli atti
sono scripta manent, e per tanto inconfutabili, le opinioni dicutibili. Puoi
crederci o non crederci e, ovviamente, formartene una tua.
Io come cittadina mi sono sempre chiesta se siamo sotto la cappa di un
potere occulto fortissimo formato da più lobby delinquenziali, e
l'Intervista di Scarpinato la trovo condivisibile.
Travaglio nelle sue ricerche, inchieste, non fa sconti a nessuno e ne
risponde personalmente, con fatti alla mano, comprese le vicende personali.
La cosa può non piacere a qualcuno, io sono una di quelle a cui piace e
vuole sapere. Fino ad ora non gli ho visto gettare parole al vento od a
vanvera, sono sempre basate su documentazioni; si può, ovviamente, non
condividere, ma screditare non lo trovo molto in buona fede......
edevils
2010-07-27 12:38:46 UTC
Permalink
Ed io ritengo invece che anche un p.m. possa esprimere liberamente > come un
comune cittadino opinioni su fatti ed indagini a conoscenza di tutti,
atti pubblici e quant'altro. Perchè deve parlare solo tramite gli atti?
Beh, in realtà lo ha affermato lui stesso.
Cito dall'intervista:

"Proprio a causa del mio nuovo ruolo non posso entrare nel merito di
indagini e processi in corso..."


Ad ogni modo, io non parlavo di "dovere" e "potere", ma di
opportunità.
Secondo me, un magistrato resta più autorevole e credibile se parla
per atti formali, non per interviste giornalistiche dove magari
rischia di andare fuori dal seminato o di essere mal interpretato.
Parere personale, eh.
Gli atti
sono scripta manent, e per tanto inconfutabili,
Ma neanche per sogno: gli atti di un PM sono atti di parte,
dell'accusa, che potranno benissimo essere confutati dalla difesa, e
su cui si pronunceranno i magistrati giudicanti.
le opinioni dicutibili. Puoi
crederci o non crederci e, ovviamente, formartene una tua.
Ovvio, però magari c'è chi crede che quando un magistrato parla di
inchieste, quello che dice siano tutti "fatti" e non semplici
opinioni.
Io come cittadina mi sono sempre chiesta se siamo sotto la cappa di un
potere occulto fortissimo formato da più lobby delinquenziali, e
l'Intervista di Scarpinato la trovo condivisibile.
Io non so se Scarpinato abbia ragione o meno nel merito, però osservo
che molti suoi passaggi sono basati su supposizioni e deduzioni
piuttosto deboli e contestabili, se non saranno suffragati da prove
solide e puntuali. Se le inchieste sono condotte su queste basi, sono
teoremi che alla fine si infrangono contro la mancanza di prove
provate, e rischiano di fare tanti buchi nell'acqua e lasciare liberi
i veri colpevoli, il che non farebbe piacere né a me né a te.
Travaglio nelle sue ricerche, inchieste, non fa sconti a nessuno
Vero, Travaglio fa il giustizialista a destra come a sinistra, è
abbastanza imparziale, e se le inchieste riguardano più spesso
esponenti di centrodestra non è colpa sua. Ma anch'io sono imparziale
come Travaglio, e imparzialmente, protesto contro il giustizialismo
contro chiunque sia rivolto, anche quando ci vanno di mezzo politici
di sinistra come De Luca, Del Turco, o lo stesso Vendola.
Quello che contesto a Travaglio, giornalista abile e sicuramente sopra
la media italiota, non è la "parzialità", ma il fatto che imbastisce
un intero giornale su atti e pareri della magistratura spesso
brandendoli come clave. Se vende copie, buon per lui. Però non ne
farei un santino.
e ne
risponde personalmente, con fatti alla mano, comprese le vicende personali.
La cosa può non piacere a qualcuno, io sono una di quelle a cui piace > e vuole sapere. Fino ad ora non gli ho visto gettare parole al vento od > a vanvera sono sempre basate su documentazioni; si può,
ovviamente, non
condividere, ma screditare non lo trovo molto in buona fede......
Nazismo, malalafede, cos'altro?
Finora hai dato molti giudizi ad personam su un partecipante alla
discussione, hai tirato in ballo la sentenza sui blue-jeans che non
c'entrava proprio nulla col discorso, ma non hai risposto nulla nel
merito alle osservazioni specifiche sull'articolo. Attendiamo...
Luciano
2010-07-27 15:17:53 UTC
Permalink
Post by edevils
Nazismo, malalafede, cos'altro?
Finora hai dato molti giudizi ad personam su un partecipante alla
discussione, hai tirato in ballo la sentenza sui blue-jeans che non
c'entrava proprio nulla col discorso, ma non hai risposto nulla nel
merito alle osservazioni specifiche sull'articolo. Attendiamo...
Adriana non sa resistere, e forse non se ne accorge, alla pulsione di fare
processi alle intenzioni. E dire che tante volte l'ho avvertita: il processo
alle intenzioni senza argomentazioni concrete, dialetticamente non vale
niente.
Oggi ha esagerato, però, non ostante tutto, resta un'interlocutrice
simpatica.
Adriana
2010-07-29 07:14:12 UTC
Permalink
Post by Luciano
Adriana non sa resistere, e forse non se ne accorge, alla pulsione di fare
processi alle intenzioni. E dire che tante volte l'ho avvertita: il
processo alle intenzioni senza argomentazioni concrete, dialetticamente
non vale niente.
Oggi ha esagerato, però, non ostante tutto, resta un'interlocutrice
simpatica.
Ti ringrazio e sai che la stima sia reciproca.
Circa " le intenzioni "direi che ci sia un percorso in itere non basato
sulle intenzioni ma su prove e la ricerca di altre per poi completare il
giudizio ed eventualmente formulare le condanne. Non si tratta di "
presunzioni ".......
Luciano
2010-07-29 08:19:55 UTC
Permalink
Post by Adriana
Post by Luciano
Adriana non sa resistere, e forse non se ne accorge, alla pulsione di
fare processi alle intenzioni. E dire che tante volte l'ho avvertita: il
processo alle intenzioni senza argomentazioni concrete, dialetticamente
non vale niente.
Oggi ha esagerato, però, non ostante tutto, resta un'interlocutrice
simpatica.
Ti ringrazio e sai che la stima sia reciproca.
Circa " le intenzioni "direi che ci sia un percorso in itere non basato
sulle intenzioni ma su prove e la ricerca di altre per poi completare il
giudizio ed eventualmente formulare le condanne. Non si tratta di "
presunzioni ".......
Certamente è in corso un processo di indagine per cercare prove. È il minimo
che un magistrato possa fare quando riceve una notizia di reato: è un suo
preciso dovere.
Il mio commento però si riferiva all'intervista di Scarpinato, che non è
un'indagine, ma un excursus su tanti eventi, fatti, indagini, che porta a
concludere con giudizi politici. Il collegamento fra tutte le cose di cui
parla è fondato su congetture, non su prove. Questo è ciò che volevo
sottolineare.
E mi sembra difficile dubitarne. Che cosa, per esempio, può provare
quell'accenno alla Falange armata? Che cos'è? Che ha fatto? Da chi è
composta? Ci fa capire qualche cosa?
Adriana
2010-07-30 07:35:17 UTC
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"Luciano" <***@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio news:uQa4o.218065$***@tornado.fastwebnet.it...

Che cosa, per esempio, può provare
Post by Luciano
quell'accenno alla Falange armata? Che cos'è? Che ha fatto? Da chi è
composta? Ci fa capire qualche cosa?
Sono tutti tasselli che vanno componendosi per rilevare una realtà di cui
tutti ne sentiamo il peso ed ora la magistratura vuol portare a galla. Non
sono deduzioni. C'è da superare l'ovvia connivenza di chi quel quadro
delinquenziale lo abbia ideato e messo in atto e a tutt'oggi ci opprime.
Cento, l'ha detto, son cento quelli che tegono la bocca cucita (
evidentemente perchè la loro vita ed il sistema che li copre salterebbe
all'aria ) e la magistratura vuole completare il quadro sul loro ruolo.
M.Ciancimino e Spatuzza sono elementi fondamentali per far ciò, ma
ovviamente, e dalle istituzioni, si cerca di ostacolarli con ogni mezzo,
anche attaccandosi a norme e regolamenti dimostratisi flessibili per altri.
Trovo quindi positivo che in un intervista un magistrato possa sollevare più
che mai l'attenzione dell'opinione pubblica per la legalità. Non è su questo
che s'è consumato il divorzio dei due cofondatori? mi sembra evidente che
uno dei due abbia capito che così non si potesse più andare avanti. Ma
questo dopo essere stato complice e solidale nel coprire lo schifo del
primo. Staremo a vedere.
Io chiudo qui il mio ruolo " folkloristico ". C'è ben altro ora su cosa
ragionare, e cioè un paese intero lasciato solo nella merda......
edevils
2010-07-30 12:09:39 UTC
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Post by Adriana
Sono tutti tasselli che vanno componendosi per rilevare una
realtà di cui tutti ne sentiamo il peso ed ora la magistratura
vuol portare a galla.
[...]

Con i "tasselli", giusti o sbagliati che siano, al massimo si gioca al
puzzle o a fare gli storici, difficilmente si scrivono sentenze, che
invece è il risultato che ci aspetteremmo dai magistrati.
Voglio dire: anche se concordassi al 100 percento con le tesi di
Scarpinato, mi augurerei comunque che avesse in mano carte più solide
di quelle illustrate nell'intervista, proprio per non "bruciarle" e
non fare l'ennesimo buco nell'acqua dopo anni di inchieste e processi.

A proposito. Ho appena letto un bel libro, "Cose di Cosa Nostra", in
cui Giovanni Falcone nel 1991 ha raccontato la sua esperienza di
contrasto alla mafia.
Spero che almeno concordiamo sulla competenza e determinazione di
Falcone (all'epoca non aveva moltissimi fan a sinistra, ma pare che
oggi tutti ne riconoscano i meriti).
Ebbene, il magistrato che fu poi ucciso a Capaci sosteneva in sostanza
che la mafia è una cosa mostruosa ma molto seria, che va conosciuta
precisamente per quel che è, e che per sconfiggerla bisogna essere
altrettanto seri e puntuali, proprio per ottenere i massimi
risultati.

Cito:

=="...Anche durante quel periodo fecondo, ho sempre evitato di scambiare
ipotesi di lavoro con la realtà. Ho sempre saputo che molte di esse,
benché meritevoli di essere esplorate, erano del tutto al di fuori
delle mie possibilità e delle forze a disposizione. Ho sempre evitato
di prendere iniziative che non avessero qualche ragionevole
possibilità di successo."
(pagg. 44 e 45)

=E ancora, Giovanni Falcone denunciava la debolezza dell'impegno dello
Stato e di parte della stessa magistratura, contro la mafia,
addirittura sin dai tempi dell'unità d'Italia e poi nel secondo
Dopoguerra, e conosceva bene anche le connivenze dei politici, dei
Ciancimino, eccetera..., ma lo stesso Falcone metteva in guardia dal
"nutrirsi di pregiudizi", anche da parte dell'opposizione, e magari
confondere le inchieste sulla mafia con la lotta politica contro il
partito di governo.

Cito alcuni passaggi dal libro:

"Nel 1875-76, la commissione d'inchiesta Franchetti-Sonnino
[...]
sottolineavano come l'interesse dello Stato nella lotta alla mafia
fosse episodico, mutevole, incerto. La diagnosi dei due onesti
parlamentari verrà confermata nel tempo: lo Stato passerà daun
tentativo di repressione serio, quello del prefetto Mori, alle
dichiarazioni rassicuranti dei procuratori generali che inaugurano gli
anni giudiziari.
Ma limitiamoci al dopoguerra. Nel 1956 la procura generale di Palermo
dichiara che la delinquenza mafiosa è praticamente scomparsa; [...]
nel 1967 che la criminalità mafiosa è entrata in una fasse di declino
lento, ma sicuro [...].
Tutto questo per ricordare quanto il problema mafia sia stato
sottovalutato nella nostra storia anche recente.
[...]
"...Negli anni seguenti, grazie alla debolezza della repressione, la
mafia prospera in tutti i settori dell'economia"
[pagg. 102-103]

"...Questo stesso Spatola nel 1978 riuscì ad aggiudicarsi il più
grosso appalto di lavori pubblici di Palermo: l'edificazione di 422
appartamenti per conto dell'Istituto case popolari di cui era
presidente Vito Ciancimino."
[pag. 131]

"...Siamo giunti al punto che qualsiasi intervento economico dello
Stato rischia soltanto di offrire altri spazi di speculazione alla
mafia e di allargare il divario tra il Nord e il Sud. Lo stesso dicasi
dei contributi a fondo perduto. [...]
E' fin troppo chiaro a quali fini immediati, tipicamente
preelettorali, dall'orizzonte limitato a qualche mese o qualche
settimana, risponda la scelta politica degli stanziamenti di aiuti;
per i partiti, il Mezzogiorno è spesso solo un serbatorio di voti. Ma
fino a quando su può battere questa strada? Fino a quando può andare
avanti la 'meriodinalizzazione' di certi partiti? E che cosa accadrà
sul mercato comunitario?
Ecco la ragione per cui la teoria delle due Italie, un'Italia europea
al Nord e una africana al Sud, potrà essere seriamente contestata
soltanto dopo la sconfitta della mafia che, ripristinando le
condizioni minime per un'accettabile convivenza civile, permetterà di
gettare le basi dello sviluppo futuro."
[pagg. 143-144]

"All'estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è
ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.
[...]
Per vent'anni l'Italia è stata governata da un regime fascista in cui
ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un
unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto
in Sicila, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin
dal giorno della Liberazione. Dal canto suo l'opposizione, anche nella
lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all'altezza del suo
compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana
con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati di Cosa
Nostra, o nutrendosi di pregiudizi: 'Contro la mafia non si può far
niente fino a quando al potere ci sarà questo governo con questi
uomini'."
[pagg. 149-150]



[...]
Post by Adriana
che mai l'attenzione dell'opinione pubblica per la legalità. Non > è su questo che s'è consumato il divorzio dei due cofondatori? > mi sembra evidente che uno dei due abbia capito che così non > si potesse più andare avanti. Ma
questo dopo essere stato complice e solidale nel coprire lo
schifo del primo. Staremo a vedere.
Dai magistrati mi attendo ben più che tenere vispa l'attenzione
dell'opinione pubblica sulla legalità: mi attendo che inchiodare i
mafiosi e i loro complici a precise responsabilità, e portare a casa
sentenze, non chiacchiere social-politiche che, come noti anche tu,
vanno magari a giorni alterni secondo la convenienza e le tattiche
della lotta politica.
Adriana
2010-07-30 14:37:38 UTC
Permalink
Post by edevils
Post by Adriana
Sono tutti tasselli che vanno componendosi per rilevare una
realtà di cui tutti ne sentiamo il peso ed ora la magistratura
vuol portare a galla.
[...]
Con i "tasselli", giusti o sbagliati che siano, al massimo si gioca al
puzzle o a fare gli storici, difficilmente si scrivono sentenze, che
invece è il risultato che ci aspetteremmo dai magistrati.
Voglio dire: anche se concordassi al 100 percento con le tesi di
Scarpinato, mi augurerei comunque che avesse in mano carte più solide
di quelle illustrate nell'intervista, proprio per non "bruciarle" e
non fare l'ennesimo buco nell'acqua dopo anni di inchieste e processi.
lotta politica.

Qua continuiamo a non intenderci. Scarpinato NON ha parlato di ciò che
eventualmente hanno o non hanno in mano i magistrati, nè doveva farlo. Ha
parlato di fatti noti fino a questo momento e accennato a ciò che vorrebbero
provare, oltre che sapere, i magistrati. Punto. E questo come opinione
personale di chi i fatti comunque li conosce, allora di cosa si sta ancora
parlando?

Tu mi citi un libro di Falcone che ho per altro letto e mi posti alcuni
passaggi: io vorrei postarti TUTTO il libro di Genchi con fatti,
avvenimenti, riferimenti precisi. Non posso farlo poichè son circa 1000
pagine. Leggitelo e poi ne riparliamo.
edevils
2010-07-30 14:45:39 UTC
Permalink
Post by edevils
nel 1967 che la criminalità mafiosa è entrata in una fasse di
"fase"
Scusate i miei refusi di trascrizione.
Post by edevils
avanti la 'meriodinalizzazione' di certi partiti?
"meridionalizzazione"
Post by edevils
mi attendo che inchiodare
riesca a inchiodare...
tonto
2010-07-30 15:26:21 UTC
Permalink
Post by edevils
Spero che almeno concordiamo sulla competenza e determinazione di
Falcone (all'epoca non aveva moltissimi fan a sinistra, ma pare che
oggi tutti ne riconoscano i meriti).
Potresti essere più preciso?
edevils
2010-07-30 16:34:13 UTC
Permalink
Post by tonto
Spero che almeno concordiamo sulla  competenza e  determinazione di
Falcone (all'epoca non aveva moltissimi fan a sinistra, ma pare che
oggi tutti ne riconoscano i meriti).
Potresti essere più preciso?
Ti ringrazio della domanda. Cito da Wikipedia, alla voce su Giovanni
Falcone:

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone
==In questo periodo, che va dal 1991 alla sua morte, Falcone fu molto
attivo, cercando in ogni modo di rendere più incisiva l'azione della
magistratura contro il crimine. Tuttavia, la vicinanza di Giovanni
Falcone al socialista Claudio Martelli costò al magistrato siciliano
violenti attacchi da buona parte del mondo politico. In particolare,
l'appoggio di Martelli fece destare sospetti da parte dei partiti di
centro sinistra che fino ad allora avevano appoggiato una possibile
candidatura di Falcone.
[...]
Il 15 ottobre 1991 Giovanni Falcone è costretto a difendersi davanti
al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11
settembre) da Leoluca Orlando. L'esposto contro Falcone era il punto
di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando al magistrato
palermitano, il quale ribatté ancora alle accuse definendole «eresie,
insinuazioni» e «un modo di far politica attraverso il sistema
giudiziario». Sempre davanti al CSM Falcone, commentando il clima di
sospetto creatosi a Palermo, affermò che «non si può investire nella
cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è
l'anticamera della verità, è l'anticamera del khomeinismo».

=E ancora:


==Il giudice Ilda Boccassini urlerà la sua rabbia rivolgendosi ai
colleghi nell'aula magna del Tribunale di Milano: «Voi avete fatto
morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi
diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai
suoi funerali». Nel suo sfogo il magistrato, che si farà trasferire a
Caltanissetta per indagare sulla strage di Capaci, ricorderà anche il
linciaggio subito dall'amico Falcone da parte dei suoi colleghi
magistrati, anche facenti capo alla stessa corrente cui Falcone
aderiva:
« Due mesi fa ero a Palermo in un'assemblea dell'Anm. Non potrò mai
dimenticare quel giorno. Le parole più gentili, specie da Magistratura
democratica, erano queste: Falcone si è venduto al potere politico.
Mario Almerighi lo ha definito un nemico politico. Ora io dico che una
cosa è criticare la Superprocura. Un'altra, come hanno fatto il
Consiglio superiore della Magistratura, gli intellettuali e il
cosiddetto fronte antimafia, è dire che Giovanni non fosse più libero
dal potere politico. A Giovanni è stato impedito nella sua città di
fare i processi di mafia. E allora lui ha scelto l'unica strada
possibile, il ministero della Giustizia, per fare in modo che si
realizzasse quel suo progetto: una struttura unitaria contro la mafia.
Ed è stata una rivoluzione. »

La Boccassini criticherà anche l'atteggiamento dei magistrati milanesi
impegnati in Mani pulite:
« Tu, Gherardo Colombo, che diffidavi di Giovanni, perché sei andato
al suo funerale? Giovanni è morto con l'amarezza di sapere che i suoi
colleghi lo consideravano un traditore. E l'ultima ingiustizia l'ha
subìta proprio da quelli di Milano, che gli hanno mandato una
richiesta di rogatoria per la Svizzera senza gli allegati. Mi ha
telefonato e mi ha detto: "Non si fidano neppure del direttore degli
Affari penali" »

Ilda Boccassini, confermerà le critiche in un'intervista a La
Repubblica del maggio 2002[18], in occasione dell'affissione di targa
in memoria di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia. Il
magistrato criticherà gli onori postumi offerti a Falcone, sostenendo
che
« Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno
politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più
che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani,
deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c'è stato
uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione
e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono
sempre affollati di "amici" che magari, con Falcone vivo, sono stati i
burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e
insinuazioni che lo ha colpito»

Nell'intervista ricorderà anche come diversi magistrati e politici,
sia vicini a partiti della sinistra che della destra, criticarono
fortemente Falcone quando questo era ancora vivo.

In particolare, l'opposizione a Falcone dei magistrati vicini al Pds
fu fortissima: al Csm, per tre volte il magistrato palermitano subì
dei veti. Quando concorse al posto di super-procuratore antimafia, gli
venne preferito Agostino Cordova, procuratore capo di Palmi.
Alessandro Pizzorusso, componente laico del Csm designato dal Partito
Comunista, firmò un articolo sull'Unità sostenendo che Falcone non
fosse "affidabile" e che essendo "governativo", avrebbe perso le sue
caratteristiche di indipendenza. Successivamente, quando al Consiglio
superiore della magistratura si dovette decidere se Falcone dovesse
essere posto o meno a capo dell'Ufficio istruzione di Palermo, gli
venne preferito Antonino Meli; votarono per quest'ultimo e quindi
contro Falcone anche gli esponenti di Magistratura democratica, vicini
al Pds, Giuseppe Borré ed Elena Paciotti, quest'ultima poi eletta
europarlamentare dei Democratici di Sinistra."
tonto
2010-07-30 15:26:04 UTC
Permalink
"Adriana" <***@libero.it> ha scritto nel messaggio news:Vgv4o.83331$***@twister2.libero.it...

<taglio>

Hai mai pensato ad un corso di italiano per stranieri?
Adriana
2010-07-30 15:38:22 UTC
Permalink
Post by tonto
<taglio>
Hai mai pensato ad un corso di italiano per stranieri?
E tu, quando pensi, partorisci sempre stè stronzate?
tonto
2010-07-30 16:45:53 UTC
Permalink
Post by Adriana
E tu, quando pensi, partorisci sempre stè stronzate?
Permalosetta, eh?
(cit.)
Adriana
2010-07-30 17:10:59 UTC
Permalink
Post by tonto
Post by Adriana
E tu, quando pensi, partorisci sempre stè stronzate?
Permalosetta, eh?
(cit.)
Ma no. A battuta rispondo con battuta.....

Luciano
2010-07-25 21:42:00 UTC
Permalink
Post by Adriana
Peccato solo che i suoi teoremi siano tutti dimostrati e dimostrabili,
mentre gli altri li costruiscano sui loro stessi compari per farli fuori e
vengano beccati col sorcio in bocca......dagli inquirenti, naturalmente.
Forse Travaglio è uno dei pochi che se lo intercettassero si farebbero
solo una risata sopra ( insieme a lui )....
Io faccio una congettura C. Per provare questa congettura, faccio un
processo alle intenzioni P1 oppure un'altra congettura K1. A questo punto la
congettura C è diventata un teorema dimostrato o dimostrabile.
Il processo è ripetibile. P1 e K1 possono essere provate con una nuova
congettura K2 o un nuovo processo alle intenzioni P2. E così la catena si
allunga.

Facciamo un esempio.

Parla Roberto Scarpinato, nuovo procuratore generale a Caltanisetta
intervistato da Marco Travaglio

<È da supporre una serie di personaggi che anticiparono gli eventi che poi
puntualmente si verificarono. L'agenzia di stampa "Repubblica" vicina a
Vittorio Sbardella, ex leader degli andreottiani romani (nulla a che vedere
col quotidiano omonimo) scrisse 24 ore prima di Capaci che di lì a poco si
sarebbe verificato "un bel botto" nell'ambito di una strategia della
tensione finalizzata a far eleggere un outsider come presidente della
Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti. Il che puntualmente
avvenne, così Andreotti fu costretto a farsi da parte e venne eletto
Scalfaro.>

Quindi il progettista dell'attentato di Capaci (che richiese un lungo lavoro
preparatorio per interrare una gran quantità di esplosivo accanto a
un'autostrada percorsa da auto giorno e notte) mirava a sabotare la
candidatura di Andreotti alla presidenza della repubblica. Ma Andreotti non
era stato amico della mafia? Il progettista sapeva chi sarebbe stato il
candidato che avrebbe raccolto i maggiori consensi dopo il ritiro di
Andreotti? Sapeva che sarebbe stato verso la mafia più amico di quanto
potesse essere Andreotti?
È tutto un puro processo alle intenzioni, per giunta fatto a persone che non
sappiamo nemmeno chi sono.
Io mi attengo a una spiegazione molto più semplice. La mafia aveva molti
motivi validi per desiderare la morte di Falcone. E perciò lo uccise.


<Anni dopo Giovanni Brusca ha riferito che la tempistica di Capaci
era stata preordinata per finalità che coincidono esattamente con quelle
annunciate nel profetico articolo.>

O Giovanni Brusca aveva anch'egli la tendenza a fare processi alle
intenzioni, o aveva capito che il magistrato che lo stava interrogando
desiderava una congettura che gli permettesse di dimostrare un teorema.



<Dunque, o l'autore aveva la sfera di
cristallo, o conosceva alcuni aspetti della strategia stragista e aveva
deciso di intervenire sul corso degli eventi con una comunicazione cifrata,
comprensibile solo da chi era a parte del piano.>

L'autore, che sarebbe l'andreottiano Sbardella ex arbitro di calcio, sapeva
che nella DC c'erano molti che volevano fare le scarpe a Andreotti, e
cercava di drammatizzare la situazione, già tesa dopo l'omicidio
dell'andreottiano Lima.



<L'agenzia Repubblica aveva pure anticipato il progetto globale in cui si
inscriveva il delitto Lima.
Esattamente. Il 19 marzo 1992, pochi giorni dopo l'assassinio di Salvo Lima
(andreottiano come Sbardella, ndr), l'agenzia annunciò che l'omicidio era
l'incipit
di una complessa strategia della tensione "all'interno di una logica
separatista e autonomista [.] volta a consegnare il Sud alla mafia siciliana
per divenire essa stessa Stato al fine di costituirsi come nuovo paradiso
del Mediterraneo [.] mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di
mediazione del sistema dei partiti popolari [.]. >

Dopo molti anni in cui non è avvenuto niente del genere, possiamo
tranquillamente asserire che questa era una pura congettura o processo alle
intenzioni.






<Paradossalmente il
federalismo del Nord avrebbe tutto l'interesse a lasciare sviluppare
un'analoga
forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale
e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle
usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito
derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile".
Anni dopo Leonardo Messina rivelò alla magistratura e all'Antimafia il
progetto politico secessionista di cui si era discusso nel summit di Enna su
input di soggetti esterni che dovevano dare vita a una nuova formazione
politica sostenuta da "vari segmenti dell'imprenditoria, delle istituzioni e
della politica". Come faceva l'autore dell'articolo a sapere ciò che anni
dopo avrebbe svelato Messina?>

È semplice. O entrambi hanno fatto una congettura per conto proprio; e non
c'è niente di strano che due congetture formulate indipendentemente e da
persone diverse, essendo così generiche, si somigliassero. O Messina sapeva
quello che aveva detto Sbardella anni prima.




<È come se circolassero informazioni in un
circuito separato e parallelo a quello destinato alla massa. Un circuito
soprastante alla base mafiosa, delegata ad eseguire la parte militare del
piano, e interno alla mente politica collettiva che quel piano aveva
concepito, anche se poi quel piano mutò in corso d'opera per una serie di
eventi sopravvenuti, e si puntò così ad una diversa soluzione incruenta. In
questo quadro c'è poi da chiedersi perché, in un'intervista del 1999, il
professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti
dei primi anni '90: "Io sono per il mantenimento anche della mafia e della
'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del
comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io
non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità.
C'è
anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma,
bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno
bisogno di essere costituzionalizzate".>

Non hai mai letto i discorsi di Miglio? Era un innocuo professore in
pensione, che amava scrivere le cose più paradossali e controcorrente in uno
stile provocatorio, e che, in mezzo a un partito di persone piuttosto rozze,
poteva anche fare la figura di grande intellettuale. Ma già intorno al 1995
la rozzezza dei leghisti cominciava a raffinarsi, e Miglio piano piano
veniva messo da parte. Nel 1999 Miglio non contava più niente, ma anche
intorno al 90 tutto era fuorché un tessitore di colpi di stato.



<Andiamo avanti.
L'ex neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di
Bologna, il 4 marzo 1992 scrisse una lettera dal carcere al giudice Leonardo
Grassi per anticipargli che "nel periodo marzo-luglio" si sarebbero
verificati fatti per destabilizzare l'ordine pubblico con esplosioni
dinamitarde e omicidi politici. Puntualmente il 12 marzo fu ucciso Lima e
nel maggio e luglio ci furono le stragi di Capaci e via D'Amelio. Il 18
marzo Ciolini aggiunse che il piano eversivo era di "matrice
masso-politico-mafiosa" , come rivelarono poi alcuni collaboratori di
giustizia, e preannunciò un'operazione terroristica contro un leader del
Psi. Anni dopo accertammo che era stato progettato l'omicidio di Claudio
Martelli, fallito per alcuni imprevisti.>

Denuncia un po' generica, come ha già notato edevils. Ma poi che ci sarebbe
di strano se Ciolini avesse saputo la cosa da un mafioso suo compagno di
carcere?


<Chi manca, alla "lista della spesa"?
Quanti si celavano dietro la sigla della "Falange armata" i quali, pochi
giorni dopo le dimissioni di Martelli da ministro perché coinvolto nelle
indagini sul conto segreto svizzero "Protezione" a seguito delle
dichiarazioni rese da Silvano Larini (il 9.2.1993) e da Licio Gelli (il
17.2.1993), diffusero il 21 aprile 1993 un comunicato per invitare Martelli
a non fare la vittima e ad essere "grato alla sorte che anche per lui si sia
potuta perseguire la via politica invece che quella militare"; e poi per
lanciare avvertimenti a Spadolini, Mancino e Parisi, annunciando future
azioni. >

Un altro processo alle intenzioni, stavolta alla Falange armata. E chi sono?


<Pochi mesi dopo, la manovra dello scandalo dei fondi neri del Sisde
indusse Parisi a dimettersi, fece vacillare il ministro Mancino e anche il
presidente Scalfaro, il quale denunciò che dietro quella vicenda si
muovevano oscuri progetti di destabilizzazione politica.>

È vero che Scalfaro denunciò oscuri progetti di destabilizzazione politica,
ma la sua era una pura congettura o processo alle intenzioni.
Per chi non ricorda bene la storia (incluso Travaglio) le cose andarono così
(ricopio un mio post di un anno fa).

========
La storia è quella dei fondi neri del Sisde, ed è raccontata nelle pagine
183 e seguenti del libro di Francesco Misiani "La toga rossa". I fatti più
notevoli si svolsero fra ottobre e novembre 1993.
Partendo da un'altra indagine, furono scoperti durante accertamenti bancari
alcuni libretti intestati ad alti funzionari del Sisde. Questi, interrogati,
diedero inizialmente la risposta che si trattava di fondi "coperti", usati
per esigenze di servizio. Ma dopo insistenti interrogatori finirono per
ammettere che erano soldi loro personali, distribuiti illegalmente
prelevandoli dai fondi del Sisde.
Riccardo Malpica, ex direttore del Sisde, tenne duro a lungo sulla versione
iniziale, ma alla fine cedette, e decise di vuotare il sacco. Poiché le
accuse vertevano sulla distribuzione indebita di fondi del servizio, è
chiaro che gli inquirenti gli chiesero conto un po' di tutta la sua
gestione. Dichiarò quindi che erano stati il ministro dell'interno Mancino e
il presidente della repubblica Scalfaro a suggerirgli la prima versione, e
rivelò una cosa che fece grande scalpore. Per molti anni tutti i ministri
dell'interno (a partire da Scalfaro nel 1982) avevano ricevuto una somma di
100 milioni mensili, che potevano gestire a propria totale discrezione senza
alcun obbligo di rendiconto. Soltanto uno, Fanfani, li aveva rifiutati.
Il procuratore capo, Vittorio Mele, "emette uno stringato comunicato che
invita quotidiani e televisioni a cessare ogni speculazione sul
coinvolgimento dei vertici istituzionali, perché estranei alle indagini".
Non ostante questo invito, la notizia perviene alle agenzie di stampa, e
viene resa nota il 3 novembre. La sera stessa Scalfaro chiede di parlare in
televisione a reti unificate e lancia un messaggio rimasto celebre.
Le rivelazioni degli imputati, disse, sono il prodotto di un complotto
diretto contro di lui, per delegittimarlo e costringerlo a dimettersi, e
concluse col famoso: io non ci sto.
Considerando che i 100 milioni mensili gli venivano dati senza obbligo di
rendiconto, che quindi non avrebbe mai potuto essere imputato di peculato, e
che erano passati circa dieci anni, Scalfaro avrebbe potuto anche fare un
piccolo sforzo di trasparenza e dire come li aveva spesi; sarebbe stato un
gesto molto apprezzabile, soprattutto nel momento in cui si era al culmine
della stagione di mani pulite.
La reazione di Scalfaro mise in imbarazzo la procura, che, sul modo di
continuare l'inchiesta, si spaccò. Riporto le parole testuali scritte da
Misiani.
"Fu una divisione netta, in cui giocarono un ruolo le differenze
generazionali e la cornice politica del momento prima ancora che
considerazioni di ordine strettamente giuridico. Frisani, e con lui Torri,
era convinto che si dovesse procedere senza esitazioni nei confronti di
chiunque. E i sostituti più giovani apprezzavano questo atteggiamento come
un esempio di esercizio imparziale dell'azione penale, sganciato da ogni
valutazione di opportunità. Si opponeva il fronte che aveva alla sua testa
Magistratura democratica e i suoi esponenti di spicco all'interno del
Palazzo, come Giovanni Salvi e Pietro Saviotti. Non saprei dire se
numericamente maggioritario, ma certo dal forte peso specifico ai fini della
decisione. La convinzione pregiuridica era che i cinque del Sisde fossero
iscritti a un'azione diretta a pilotare gli esisti dell'inchiesta verso un
approdo politico che avrebbe trascinato le istituzioni e il paese nel
marasma e nel discredito. E che pertanto l'operazione andava soffocata sul
nascere".
Si decise di trasmettere gli atti al tribunale dei ministri, inviando avvisi
di garanzia anche agli ex ministri dell'interno Scotti e Gava, ma non a
Scalfaro, perché, dice il libro, la sua posizione, come previsto dalla
costituzione, era "congelata".
Ma questa soluzione non era sufficiente a "soffocare sul nascere". C'era il
pericolo che, nel prosieguo del processo contro i funzionari del Sisde,
questi rilasciassero altre dichiarazioni a orologeria, aggravando la
posizione dei politici. La soluzione fu trovata da Saviotti.
Bisognava incriminare i funzionari del Sisde del reato previsto dall'art.
289 del codice penale, "Attentato agli organi costituzionali", punito con la
reclusione non inferiore a 10 anni. Una pena minore è prevista se il fatto è
diretto solo a turbare l'esercizio delle funzioni; ma chiaramente, se il
complotto era diretto a provocare le dimissioni di Scalfaro, non poteva
applicarsi altro che la pena maggiore.
Questa soluzione lasciò molto turbato Misiani, convinto che fosse una
forzatura indebita della legge. Espose questi suoi dubbi separatamente sia
al procuratore capo Mele, sia al suo vice Coiro. Ed ebbe queste due
risposte:
"Questi vogliono scardinare le istituzioni e se non li fermiamo ci
riusciranno".
"Qui si tratta di difendere un presidente della repubblica galantuomo da una
banda di masnadieri. La storia ci darà ragione".
Il commento finale di Misiani è:
"Con quella scelta del 289 è indubbio che una parte di Magistratura
democratica .... ottenne una legittimazione politica forte da parte delle
istituzioni. Avevano dimostrato - e non per opportunismo - che nel momento
del bisogno la magistratura di sinistra sapeva, perché convinta, fare
quadrato".
Naturalmente di fronte all'imputazione del 289 tutti i funzionari del Sisde
ritrattarono le rivelazioni sul conto dei politici. Al processo le condanne
furono anche piuttosto miti.

Nello stesso thread, in un post successivo scrissi:

========
Fu Scalfaro a parlare di complotto, quindi a ipotizzare
l'esistenza di un manovratore occulto. Chi poteva essere? Malpica, che aveva
parlato solo perché imputato di peculato e interrogato dai magistrati? E se
non fosse stato scoperto, il complotto non ci sarebbe stato? Strano davvero
un complotto il cui autore, per metterlo in atto, deve far scoprire un giro
di affari sporchi in cui è implicato, coinvolgendo per giunta sei o sette
colleghi.





<Dunque hanno ragione i pm di Caltanissetta quando dicono in Antimafia che
la
politica non è pronta a fronteggiare l'onda d'urto delle nuove verità sulle
stragi?

A me risulta che le loro dichiarazioni sono state riportate dalla stampa in
modo inesatto. >

Allora è vero quello di cui Berlusconi si è lamentato tante volte: non è lui
che dice fesserie o gaffes, sono i giornalisti che riportano in modo
inesatto.
A proposito, oggi un altro personaggio insospettabile di berlusconismo si è
lamentato della stessa cosa; ed è particolarmente notevole, perché è un
giornalista, e per rettificare ha dovuto dare del bugiardo a un collega.
Sto parlando di Massimo Bordin, il simpatico direttore di Radio Radicale.
edevils
2010-07-25 22:03:11 UTC
Permalink
On 25 Lug, 23:42, "Luciano" <***@fastwebnet.it> wrote:

[...]

D'accordo su tutto il post fino a qui, ma non approfittare delle
esternazioni a go-go di qualche pm per giustificare
l'ingiustificabile, ovvero il Berlusconi iper-vittimista ;-)
C'è anche chi riporta male e travisa, o cmq giudica severamente, ma
lui da parte sua non fa certo mancare la materia prima di gaffes!
Post by Luciano
Allora è vero quello di cui Berlusconi si è lamentato tante volte: non è lui
che dice fesserie o gaffes, sono i giornalisti che riportano in modo
inesatto.
A proposito, oggi un altro personaggio insospettabile di berlusconismo si è
lamentato della stessa cosa; ed è particolarmente notevole, perché è un
giornalista, e per rettificare ha dovuto dare del bugiardo a un collega.
Sto parlando di Massimo Bordin, il simpatico direttore di Radio Radicale.
In realtà si è lamentato del titolo, che però, come sanno tutti,
spesso e volentieri è opera di un redattore diverso dall'autore del
pezzo, e spesso e volentieri riassume il senso di una vicenda anche
forzando/enfatizzando un po' le parole e a volte persino con un uso
creativo/interpretativo delle virgolette. Ovverosia, Bordin non ha mai
detto letteralmente che Pannella "sbraita", la sua spiegazione è ben
più sottile e articolata, però in effetti se andiamo al sodo si è
dimesso perché, stringi stringi... Pannella sbraita! :D
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