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Su Bankitalia, il m5s ha ragione
(troppo vecchio per rispondere)
Namib
2014-01-31 10:04:17 UTC
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Temo che il m5s abbia ragione, stavolta, anche se il problema è stato
molto semplificato nella comunicazione politica (non c'è nessuna
"privatizzazione", ad es.).

http://noisefromamerika.org/articolo/quote-bankitalia-solita-porcata

Le quote di Bankitalia: la solita porcata

30 gennaio 2014 • alberto bisin, michele boldrin e andrea moro

Mercoledì è stato approvato dalla Camera un provvedimento che comporta
la rivalutazione del valore patrimoniale delle azioni Banca d’Italia. Il
provvedimento, dal contenuto un po’ tecnico, non è però troppo difficile
da comprendere nella sostanza. Lo diciamo subito con lo stile diretto
che ci ha sempre caratterizzato e attirato tanti amici e tanti “amici”:
il provvedimento fatto approvare con urgenza alla Camera è una porcata.
Fondamentalmente esso contiene una (legale) truffa contabile a favore
dei bilanci di alcune banche del paese e dell'erario, oltre che un
sostanziale trasferimento di risorse dai contribuenti alle banche.

Andiamo per ordine. Per ragioni storiche gli azionisti della Banca
d'Italia sono alcuni istituti bancari italiani (più, per il 5,66%, INPS
e INAIL). Banche centrali fondate da istituti bancari (pubblici come in
Italia o privati come ad esempio negli Stati Uniti) sono storia comune a
molti paesi sviluppati. Le quote oggi possedute da Intesa, Unicredit,
eccetera sono eredità delle quote originarie delle banche fondatrici di
Banca d’Italia.

Tuttavia, in Italia come altrove, le banche centrali si sono nel corso
della storia emancipate, legalmente e funzionalmente, dagli istituti
fondatori. La Banca d'Italia in particolare è un ente di diritto
pubblico dal 1936, e tale è rimasta anche dopo la (cosiddetta)
privatizzazione delle banche dei primi anni '90. In praticamente tutti i
paesi le banche centrali hanno il monopolio della creazione della
moneta, il che fornisce loro risorse reali denominate per motivi storici
con il termine pittoresco "signoraggio". Francesco Lippi ha spiegato
qui, poco tempo fa, come funzioni, quindi non ci dilunghiamo.

Fino ad oggi, il valore nominale delle quote societarie della Banca
d’Italia è rimasto arbitrario, non essendo tali quote commerciabili. Per
far sì che la maggior parte degli introiti da signoraggio restasse al
Tesoro (com'è doveroso, dato che le banche centrali hanno il monopolio
della produzione di moneta solo esse producono signoraggio) questo
valore nominale è stato mantenuto a soli 156.000 euro ed è stato posto
un limite ai dividendi pagabili ai "soci" fondatori (non più di 4% delle
riserve). La politica di distribuzione dei dividendi è sempre stata,
giustamente, molto prudenziale; e quindi alle banche, come dividendi,
andavano pochi spiccioli. La lista degli azionisti e l'ammontare esatto
delle quote si trova qui. Anche il controllo della governance della
Banca d’Italia è di fatto e sostanzialmente lasciato a Tesoro e
Parlamento: i “soci”, anche se partecipano formalmente a definire i
soggetti che controllano e vigilano sulla gestione amministrativa della
banca, non hanno voce in capitolo nella definizione delle funzioni
istituzionali della Banca.

Insomma, i “soci” fondatori di Banca d’Italia ad oggi non sono che un
residuo storico: non hanno controllo della banca, non possono
commerciare le proprie quote e da esse ricevono dividendi minimi ed
indipendenti dagli introiti da signoraggio, che vanno invece
(giustamente) al Tesoro. I soci hanno invece il privilegio di nominare
qualche amico a sedere in qualche poltrona (il consiglio superiore, il
collegio dei sindaci) per svolgere compiti di consulenza e controllo
certamente importanti oltre che remunerative. Lo fanno, facciamolo
notare visto che ci siamo, con procedure poco trasparenti e
completamente estranee al processo democratico che dovrebbe invece
caratterizzare una funzione pubblica di tale importanza. Se di riforma
si voleva parlare, forse si poteva cominciare da lì.

Ed invece, a seguito del provvedimento oggi approvato alla Camera, altre
cose cambieranno. E cambieranno in peggio.

1. Innanzitutto il valore delle quote azionarie passa a 7,5 miliardi di
euro. Questa ricapitalizzazione avviene a fronte delle riserve
statutarie della Banca che sono abbondanti. Al 31/12/2012 il patrimonio
netto (capitale+riserve) della Banca d'Italia ammontava a circa 23
miliardi di euro. Da un punto di vista sostanziale questo patrimonio è
pubblico e appartiene al Tesoro, perché è stato accumulato grazie al
potere di monopolio fornito dalla legge all'emissore di moneta, non
attraverso l'attività e gli investimenti dei soci, come avverrebbe per
una qualsiasi azienda privata. Il valore delle quote è arbitrario, come
dicevamo, e quindi la ricapitalizzazione è nella sostanza un
trasferimento dal Tesoro alle banche che detengono le quote. Questo
trasferimento non ha alcuna contropartita diretta per il Tesoro ed è per
le banche puramente contabile, cioè può essere contabilizzato a bilancio
ma non comporta in sé trasferimento di attività né di liquidi.

Ma secondo la BCE, "in conseguenza all’operazione di ricapitalizzazione
autorizzata dal decreto legge, le quote devono essere registrate nei
conti patrimoniali degli azionisti nel comparto delle attività
finanziarie detenute per la negoziazione al valore precedente
l’operazione". Le plusvalenze sulle quote andranno quindi a concorrere
pienamente al common equity tier 1, indicatore utilizzato ai fini del
calcolo degli indici di patrimonializzazione secondo la normativa di
vigilanza bancaria. Il trasferimento quindi, anche se solo contabile, ha
il vantaggio di far apparire le banche maggiormente capitalizzate ai
fini degli stress test previsti in occasione dell’Unione Bancaria in
sede BCE.

2. Le quote sono rese trasferibili, si dice, al fine di permettere ai
soci di rispettare un limite massimo del 3% per la quota di
partecipazione. Essendo trasferibili il loro valore non è più arbitrario
ma determinato dal mercato. Semplificando, il valore delle quote di
Banca d'Italia sarebbe il valore scontato dei dividendi previsti futuri
(è una approssimazione, ma serve per fornire almeno un'ordine di
grandezza per valutare quanto valga il trasferimento). Se la Banca
d'Italia non pagasse dividendi il valore di mercato delle quote sarebbe
nullo e l'operazione sarebbe unicamente contabile come si diceva sopra;
un'operazione comunque molto conveniente per le banche interessate. Se
invece la Banca d'Italia iniziasse a pagare dividendi tutti gli anni sul
nuovo capitale, il tasso a cui scontare tali dividendi dovrebbe essere
un tasso privo della componente di rischio, perché è ragionevole che
tale sia un investimento nell'istituto di emissione, diciamo 1-2%.
Quindi se la Banca pagasse l'1-2% in dividendi il suo valore di mercato
sarebbe approssimativamente quello determinato arbitrariamente dal
legislatore, 7,5 miliardi. In questo caso l'operazione comporterebbe un
trasferimento sostanziale, non solo contabile, di 7,5 miliardi alle
banche, tramite una serie di dividendi futuri che non sono, in alcun
senso, dovuti. Anzi, son regalati perché vengono dal signoraggio e
Intesa o Unicredit con il signoraggio non c'entrano proprio! Se i
dividendi fosseri maggiori, in aspettativa le quote della banca
potrebbero avere sul mercato un valore addirittura maggiore.

Per agevolare tale processo di ricomposizione dell'azionariato, la Banca
d'Italia ha facoltà di riacquistare temporaneamente le quote. In questo
caso la Banca d’Italia (il Tesoro in ultima istanza) trasferirebbe
sostanzialmente, non solo contabilimente, liquidità alle banche oggi
proprietarie in cambio di quote azionarie. In altre parole, il
Governo/Tesoro prima rivaluta contabilmente le quote delle banche in
Banca d'italia e poi se le ricompra al nuovo elevatissimo prezzo perché
altrimenti la Banca d'Italia perderebbe indipendenza (che non è vero
perché i soci contano poco o nulla, come abbiamo visto). Chiaro?
Limpido, Recoaro! Si noti che il trasferimento sostanziale dal
Governo/Tesoro non necessita dell'atto di ricomprare le quote, che
potrebbe avvenire come no, ma sta invece nei dividendi che la banca
pagherà in futuro, da cui il valore delle quote in effetti dipende. La
trasferibilità delle quote rende il il trasferimento liquido per le
banche, che possono vendere le quote invece che aspettare il flusso
annuale di dividendi, ma l'ammontare del trasferimento dipende dai
dividendi. Come dicevamo, con dividendi dell'1-2%, il trasferimento
sarebbe di 7,5 miliardi. Più alti i dividendi, più alto il trasferimento.

3. Le quote riceveranno una remunerazione massima pari al 6% del loro
(nuovo) valore nominale, portando il valore dei dividendi distribuiti ad
un massimo di 450 milioni di euro (contro i 70 milioni di utile
attribuiti nel 2012). Il 6% è un dividendo folle, per un investimento
senza rischio. 70 milioni sarebbero circa l'1%, molto più appropriato.
Si noti però che se 70 milioni l'anno di dividendi sono un "regalo" alle
banche (che hanno investito un capitale minimo un secolo e passa fa e
che, soprattutto, non contribuiscono affatto a generare i rendimenti che
vengono dal signoraggio), questo provvedimento comporta un regalo
aggiuntivo, a parte la questione della liquidità, solo nella misura in
cui i dividendi effettivi aumentino in futuro rispetto a quelli che
erano previsti prima che fosse approvato il provvedimento. È difficile
dirsi se questo sia il caso, visto che sia precedentemente che ora la
legge fissa solo un tetto massimo ai rendimenti. In altre parole: i
dividendi futuri saranno lasciati alla discrezione del governatore e del
direttorio, ossia sarà una decisione politica da prendere ogni anno.
Sussidiamo banche private con i proventi del signoraggio o no? Non
sappiamo chi si sia inventato questa cosa ma ci chiediamo se davvero
Ignazio Visco possa condividere un'idea del genere. Come è possibile
accettare che un governatore debba essere posto, dalla legge, nella
situazione di chiedersi, ogni anno, se deve o meno sussidiare banche
private usando i proventi del signoraggio? Una porcata del genere
farebbe bestemmiare qualsiasi economista degno di tale titolo. Perché
Visco non dice nulla?

4. La ricapitalizzazione sarà tassata come plusvalenza e genererà
quindi introiti fiscali per il governo. In questo modo l’operazione si
configura come una trasferimento contabile indiretto dalla Banca
d’Italia al Tesoro - in altre parole, una parte del patrimonio della
Banca, che appartiene al Tesoro ma è fuori bilancio, verrà
contabilizzato tra le entrate fiscali. Si parla di 1-1,5 miliardi di
euro. Lo stesso per la tassazione sugli aumentati dividendi che le
banche socie percepiranno a seguito della ricapitalizzazione delle
quote. Un'operazione certamente dal sapore piuttosto sgradevole: un
paese che mette le mani nel patrimonio della banca centrale per
risolvere problemi fiscali è un paese arrivato a raschiare il fondo del
barile.

Come abbiamo detto la ricapitalizzazione è arbitraria. Ma vale la pena
notare quanto grande sia. Per dare un'idea, se un capitale iniziale di
156mila euro del 1936 avesse avuto un rendimento del 6% per 78 anni, e
se non fossero stati distribuiti dividendi (che invece son stati
distribuiti), oggi varrebbe 14,7 milioni, cioé circa un cinquecentesimo
della valutazione imposta dalla riforma. Quindi, o la rivalutazione è
eccessiva, o la banca ha avuto un rendimento molto più alto. Vale la
seconda: il rendimento è certamente molto più alto; non per l'acume
strategico dei soci, ma perché la banca svolge un ruolo pubblico
insostituibile ed in regime di monopolio concesso dallo stato, ed è
dunque giusto che i rendimenti da essa conseguiti rimangano alla
collettività come è stato per quasi 80 anni. Qui invece si prevede di
distribuire ai soci attuali e futuri l'1% (se si rimane alle cifre
attuali), o addirittura fino al 6% calcolati su un capitale enormemente
più alto rispetto a quello effettivamente investito.

Da un altro punto di vista, un'azienda che distribuisce 70 milioni
l'anno (o più) di utili senza rischio per l'investitore corrispondono
certo ad un capitale di circa 7,5 miliardi. Ma perché si dovrebbe
continuare a distribuire 70 milioni l'anno a chi non ha mai investito
nell'azienda, salvo qualche bruscolino 80 anni fa?

Il provvedimento prende almeno tre piccioni con una fava: le banche si
ricapitalizzano semplicemente con un tratto di penna; riceveranno
trasferimenti monetari, almeno potenzialmente, tramite maggiori
dividendi oltretutto immediatamente liquidabili; per un anno il governo
riceve in cambio un introito tramite la tassazione delle plusvalenze. Il
relatore per la maggioranza, on Marco Causi (PD) non prova nessuna
vergogna ad ammettere che l'operazione serve a coprire i mancati
introiti dell'abolizione dell'IMU.

Spiace che il Movimento 5 Stelle abbia avuto il monopolio o quasi
dell'ostruzionismo parlamentare. Purtroppo chi spesso straparla tende a
non essere preso sul serio; e chi protesta su tutto ogni tanto ne
azzecca una, e questa è una di quelle volte. I "compagni" del PD che
difendono a spada tratta il provvedimento sui social networks farebbero
meglio a riflettere prima di parlare. O forse no, forse hanno riflettuto
e si son detti: anche la "nostra" banca ci guadagna ed a Siena saranno
contenti. Vero, Matteo Renzi?

Lasciamo ai lettori un giudizio sulla note rilasciata ieri dal Tesoro:

Nessun regalo alle banche. Nel corso del dibattito parlamentare svoltosi
negli ultimi giorni alla Camera dei Deputati per la conversione in legge
del decreto Imu-Bankitalia la polemica politica ha spesso preso il
sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno
prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati.
--
Namib
.....
Sherif of Wazan: Great Raisuli, we have lost everything. All is drifting
on the wind as you said. We have lost everything.
Raisuli: Sherif, is there not one thing in your life that is worth
losing everything for?
[they both begin to laugh]
edevils
2014-02-01 21:32:36 UTC
Permalink
On 31/01/2014 11.04, Namib wrote:
[...]
Post by Namib
Temo che il m5s abbia ragione, stavolta,
Mah, bisognerebbe vedere bene.
Nei modi, non credo, perché hanno ridotto l'aula di Montecitorio a un
bivacco. Nel merito, la questione è molti tecnica e attendo di
comprendere meglio. Secono l'ABI, "Era un dovere, non si capisce
perché non doveva essere aggiornato il valore, questo è l'aggiornamento
rispetto al 1936".
Vedi anche questo documento di Banca d'Italia:
http://www.tesoro.it/primo-piano/documenti/2013/Valore_quote_capitale_BI.pdf


Quello che è certo però è che dal punto di vista della comunicazione
il messaggio che è passato è stato quello dei 5 stelle, "un regalo alle
banche". Il che scredita ulteriormente il parlamento. Capacità di
comunicazione di questo governo: sottozero.
Namib
2014-02-02 14:47:47 UTC
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Post by edevils
[...]
Post by Namib
Temo che il m5s abbia ragione, stavolta,
Mah, bisognerebbe vedere bene.
Nei modi, non credo, perché hanno ridotto l'aula di Montecitorio a un
bivacco. Nel merito, la questione è molti tecnica e attendo di
comprendere meglio. Secono l'ABI, "Era un dovere, non si capisce
perché non doveva essere aggiornato il valore, questo è l'aggiornamento
rispetto al 1936".
Beh, è un parere interessato, però...
Post by edevils
Quello che è certo però è che dal punto di vista della comunicazione
il messaggio che è passato è stato quello dei 5 stelle, "un regalo alle
banche". Il che scredita ulteriormente il parlamento. Capacità di
comunicazione di questo governo: sottozero.
Se passano i messaggi più semplici, la colpa (o il merito [?]) non è di
chi li emette, ma di chi acriticamente li riceve. Giustamente, ci si
lamenta della concentrazione delle testate, del "pensiero unico", dei
conflitti di interesse, ma poi, a meno di non crederlo un ritardato, il
"lettore finale" può scegliere & discernere (quanto meno grosso modo).
Se non ha interesse ad affaticarsi, non si lagni, ed obbedisca, ché
evidentemente è questo "il suo genere".
--
Namib
.....
Sherif of Wazan: Great Raisuli, we have lost everything. All is drifting
on the wind as you said. We have lost everything.
Raisuli: Sherif, is there not one thing in your life that is worth
losing everything for?
[they both begin to laugh]
edevils
2014-02-03 13:04:27 UTC
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Post by Namib
Post by edevils
[...]
Post by Namib
Temo che il m5s abbia ragione, stavolta,
Mah, bisognerebbe vedere bene.
Nei modi, non credo, perché hanno ridotto l'aula di Montecitorio a un
bivacco. Nel merito, la questione è molti tecnica e attendo di
comprendere meglio. Secono l'ABI, "Era un dovere, non si capisce
perché non doveva essere aggiornato il valore, questo è l'aggiornamento
rispetto al 1936".
Beh, è un parere interessato, però...
Senza dubbio, e non ho particolare simpatia per l'ABI, però mi pare che
portino anche un dato oggettivo :)


Poi nel link del Tesoro c'è il parere tecnico di Bankitalia.

http://www.tesoro.it/primo-piano/documenti/2013/Valore_quote_capitale_BI.pdf


Comunque dico solo che la questione è complessa. Giusto diffidare delle
banche, ma giusto anche diffidare dei complottisti che dipingono i
banchieri come associazione a delinquere. Al di là del fatto specifico,
c'è la questione di fondo del rapporto tra Stato e banche. Certo, è più
popolare dire che le banche non dovrebbero ricevere neanche un euro di
soldi pubblici, che sono uno scandalo certi bonus milionari per i
dirigenti di banche mal gestite, ecc. ecc., ed è anche vero, ma mi pare
che altri paesi europei abbiano speso più quattrini dell'Italia per
salvare e rafforzare banche in difficoltà, perché tutto sommato è
interesse di tutti un sistema bancario solido.
Post by Namib
Post by edevils
Quello che è certo però è che dal punto di vista della comunicazione
il messaggio che è passato è stato quello dei 5 stelle, "un regalo alle
banche". Il che scredita ulteriormente il parlamento. Capacità di
comunicazione di questo governo: sottozero.
Se passano i messaggi più semplici, la colpa (o il merito [?]) non è di
chi li emette, ma di chi acriticamente li riceve. Giustamente, ci si
lamenta della concentrazione delle testate, del "pensiero unico", dei
conflitti di interesse, ma poi, a meno di non crederlo un ritardato, il
"lettore finale" può scegliere & discernere (quanto meno grosso modo).
Se non ha interesse ad affaticarsi, non si lagni, ed obbedisca, ché
evidentemente è questo "il suo genere".
Secondo me, la vera "porcata" del governo è stato quella di associare la
questione delle banche con quella dell'IMU, e mettere il tutto in un
decreto legge da approvare d'urgenza, con il ricatto "se non passa, gli
italiani dovranno pagare la seconda rata dell'IMU 2013". Un ricatto
creato artificiosamente.
In questo modo si è data l'impressione, e su questo i 5 stelle hanno
ragione a lagnarsi, di usare l'IMU come grimaldello per far passare la
rivalutazione delle quote in BankItalia senza approfondite discussioni,
come invece sarebbe stato opportuno anche per "comunicare" meglio
l'operazione.
Certo è ridicolo che una rivalutazione che non avveniva dal 1936 sia
stata prospettata come questione "d'urgenza", legandola impropriamente a
un'altra scadenza.
Non ho alcuna simpatia neanche per questo governicchio furbetto
Letta-Alfano.

Ma anche l'Italia del 1919 era in crisi profonda, e la sua classe
dirigente palesemente inadeguata. Questo però non ci fa vedere con
maggior favore chi la spazzò via rendendo il parlamento un bivacco di
manipoli.

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