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Quella tessera del '92
(troppo vecchio per rispondere)
Maurizio Pistone
2014-07-28 18:08:03 UTC
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http://blog.mauriziopistone.it/tessera92/

Sono iscritto al PD da 22 anni.

All'epoca si chiamava PDS, ho ancora la tessera con la data del 23 marzo
1992.

Chi c'era, ricorda quell'anno, uno dei più terribili della storia
italiana recente. L'anno della grande offensiva di mafia, che ben presto
avrebbe portato all'incubo delle stragi. Ma anche la criminalità comune
raggiunse un picco assolutamente anomalo, come ricordano le statistiche
del Ministero degli Interni.

Si era alla fine della "Prima Repubblica", che finiva molto male, non
solo perché stavano venendo alla luce i grandi casi di corruzione - cosa
che in realtà suscitò ben poca sorpresa nell'opinione pubblica - ma
soprattutto perché quel che rimaneva del vecchio ceto politico mostrava
una clamorosa inadeguatezza di fronte ai problemi del Paese.

Si stava intanto inabissando il PSI; per la prima volta nella storia
recente un grande partito si era totalmente identificato con la vicenda
personale del suo leader, e tramontando quello, inevitabilmente ne
seguiva la sorte, in un suicidio inglorioso che lasciò un vuoto
incolmabile nella politica del Paese.

Ma la cosa che più mi spinse a quell'iscrizione, fu la petulante
insistenza con la quale un Presidente della Repubblica, invece di
tutelare la Costituzione, si adoperava per scardinarne le fondamenta.
Francesco Cossiga fu il primo che tentò di trasformare il disagio della
società e la diffusa diffidenza verso la politica in un "piccone" per
abbattere le istituzioni nate dall'antifascismo.

La mia adesione al PDS fu più una testimonianza che una militanza; volli
manifestare la mia opposizione al corso degli eventi entrando in un
Partito che all'epoca mi sembrava quello che meglio custodiva l'eredità
dei Costituenti. Non partecipai mai effettivamente all'attività
politica, ma quella tessera, che rinnovavo ogni anno, mi dava la
sicurezza che la rassegnazione non era inevitabile.

Poi mi devo essere distratto un momento, ed ora mi trovo iscritto ad un
Partito che ha come obiettivo prioritario togliere ai cittadini il
diritto di voto.

Sotto l'etichetta di "riforme", termine che ormai può comprendere
qualunque cosa, si sta discutendo la trasformazione del secondo ramo del
Parlamento in una commissione di amministratori regionali di secondo
piano, scelti da altri amministratori regionali.

Sappiamo benissimo che i partiti sono strumento essenziale della
democrazia, che tra la sovranità popolare e la macchina dello Stato è
necessaria una mediazione organizzata; siamo troppo vecchi per non
sapere che la spinta della "democrazia diretta" non ha mai portato ad
altro che alla delega plebiscitaria verso un Capo carismatico. Ma
sappiamo anche che qui è il punto delicato del processo democratico, che
i partiti tendono inevitabilmente a trasformarsi in un ceto
autoreferenziale, e che questa tendenza deve essere attentamente
monitorata a tenuta sotto controllo. Per questo, il costante richiamo al
principio della Sovranità popolare è assolutamente indispensabile. La
"riforma" in questione va esattamente nel senso opposto; la
degenerazione viene addirittura costituzionalizzata, ed in una delle
istituzioni chiave dello Stato!

Uomini dell'apparato scelti da altri uomini dell'apparato, un drappello
di piccoli oligarchi che si autonominano e se la cantano e se la
suonano. A questo si vuol ridurre il Senato della Repubblica.

La riforma della legge elettorale della Camera, pubblicizzata con un
nome che sembra quello di un digestivo alle erbe, segue una logica
analoga, ha il solo vantaggio che non sarà una norma inserita nella
Costituzione. Ai cittadini viene lasciato il diritto di voto, ma è un
diritto di voto per così dire all'ingrosso; si sceglie un pacchetto di
parlamentari, poi chi vuole legge sulla confezione il contenuto, tanto
non lo può cambiare. La Camera dei Deputati non è più quell'immagine
della società che l'ha eletta, dove "ogni membro… rappresenta la
Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato"; è il
Consiglio di Amministrazione dei grandi padroni delle liste, che usano
pacchi di voti per misurare i loro equilibri di potere.

Certo, queste idee non sono farina del sacco democratico, ma finché a
sostenerle erano uomini come Licio Gelli o Silvio Berlusconi, non c'era
niente di strano. Ognuno fa il proprio mestiere, e da una destra
autoritaria non può venire altro che un "Piano" per una trasformazione
autoritaria dello Stato.

Ma che questo progetto, già bocciato clamorosamente nel referendum del
2006, sia ora ripreso da un Partito che si dice Democratico (anche se
non è più "di Sinistra", ma pazienza!) non può non suscitare sconcerto e
indignazione.

Fra i tanti centenari del 2015 ne voglio ricordare uno, di cui non mi
sembra si parli ancora in giro. Sono ottocento anni dalla Magna Charta,
quel grande confuso documento della storia inglese da cui, forzando un
pochino il testo, si può estrarre il primo germe di una di quelle grandi
idee che nei secoli hanno reso l'Europa qualcosa di speciale. E l'idea è
questa: è un paese libero quello in cui c'è un Parlamento che può
controllare il Governo.

Si sta oggi affermando un principio diverso, quello di un sistema in cui
il Governo controlla il Parlamento.

Mi vengono amare riflessioni da insegnante in pensione. Mi chiedo se
nella scuola italiana si insegnano ancora certe cose. Nei libri di
storia di una volta, c'era un capitoletto, "Confronto fra il
Risorgimento italiano e l'Unificazione tedesca". E la differenza
fondamentale è che alla guida del nostro Risorgimento c'era un Governo
il quale, dal 1849 in avanti, doveva rendere conto del proprio operato
ad un Parlamento liberamente eletto. Invece l'Unificazione tedesca fu
guidata da uno Stato autoritario, il cui leader fu il primo a
contrapporre l'energico "fare" governativo agli inutili "discorsi" delle
aule parlamentari.

Cavour, dunque, o Bismarck - senza togliere nulla ai meriti di
quest'ultimo, il quale, va riconosciuto onestamente, almeno "faceva"
effettivamente, e non si limitava a riempirsi la bocca con il "fare".

E così, oggi abbiamo di fronte un'intera generazione alla quale sembra
che nessuno abbia spiegato la differenza tra "potere legislativo" e
"potere esecutivo". Una generazione alla quale sembra normale che il
Governo in carica detti il calendario dei lavori parlamentari, per di
più in una materia, la riforma della Costituzione, che dovrebbe
privilegio gelosamente custodito da coloro che rappresentano
direttamente la sovranità popolare.

E quella vecchia tessera? La tengo.

Sta lì a ricordarmi che non bisogna rassegnarsi, che non bisogna stare
zitti.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
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http://blog.ilpugnonellocchio.it
Barone Barolo
2014-07-29 19:08:17 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Si sta oggi affermando un principio diverso, quello di un sistema in cui
il Governo controlla il Parlamento.
Con la riforma, la Camera dei Deputati non potrà più sfiduciare il
parlamento?

Pensa che in Spagna il capo del governo ha il potere di chiedere lo
scioglimento delle camere.

-- bb
Barone Barolo
2014-07-29 20:52:03 UTC
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Corrige:

Con la riforma, la Camera dei Deputati non potrà più sfiduciare il governo?

Pensa che in Spagna il capo del governo ha il potere di chiedere lo
scioglimento delle camere.

-- bb
Maurizio Pistone
2014-07-30 08:11:51 UTC
Permalink
Post by Barone Barolo
Post by Maurizio Pistone
Si sta oggi affermando un principio diverso, quello di un sistema in cui
il Governo controlla il Parlamento.
Con la riforma, la Camera dei Deputati non potrà più sfiduciare il
parlamento?
in teoria sì, con megapremio di maggioranza e liste bloccate diventa un
po' difficile.

E poi, perché mai delle brave persone dovrebbero giocare a "mettere dei
sassi sui binari"?

Solo l'idea mi fa orrore.

====
Post by Barone Barolo
Pensa che in Spagna il capo del governo ha il potere di chiedere lo
scioglimento delle camere.
penso, sì penso.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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http://blog.ilpugnonellocchio.it
Barone Barolo
2014-08-02 14:30:56 UTC
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Con la riforma, la Camera dei Deputati non potr� pi� sfiduciare il
parlamento?
in teoria s�, con megapremio di maggioranza e liste bloccate diventa un
po' difficile.
Liste bloccate + maggioranza solida = stabilita` di governo.
Negli altri paesi e` cosi`, in effetti.

-- bb
Maurizio Pistone
2014-08-02 14:47:10 UTC
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Post by Barone Barolo
Liste bloccate + maggioranza solida = stabilita` di governo
infatti, è la post-democrazia
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Barone Barolo
2014-08-02 20:46:27 UTC
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Post by Barone Barolo
Liste bloccate + maggioranza solida = stabilita` di governo
infatti, � la post-democrazia
Un'assunto da cui discende che tutti i paesi europei tranne l'Italia sono post-democratici da quel di`.

-- bb

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